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relazioni politiche, dal quartiere al mondo

Luoghi di libertà (1) / Non riuscirete a rimetterci in riga

24 ottobre 2018
di Fulvia Bandoli

Si è svolto sabato 13 ottobre alla Casa Internazionale delle Donne di Roma l’incontro “Luoghi di Libertà”, promosso dal Gruppo Femminista del Mercoledì e dalla Casa Internazionale delle Donne. Iniziamo la pubblicazione dei materiali della giornata con gli interventi introduttivi di Fulvia Bandoli – qui di seguito – e di Francesca Koch. Tutte le persone che hanno parlato sono state invitate a inviarci i loro contributi scritti. Pubblicheremo anche contributi di chi volesse eventualmente intervenire nella discussione. I materiali possono essere inviati alla redazione di DeA ([email protected])

NON RIUSCIRETE A RIMETTERCI IN RIGA

di Fulvia Bandoli

Grazie a tutte della vostra presenza. Vorrei inviare anche a nome vostro un saluto alle donne di NUDM che oggi manifestano a Verona contro l’ordine del giorno approvato in Consiglio comunale sulla Legge 194 e contro il Disegno di legge Pillon. Cresce la mobilitazione delle donne ma purtroppo crescono anche le iniziative contro la 194, raduni e manifestazioni dei Prolife, e un ministro della Repubblica, il leghista Fontana che vi partecipa, si è augurato che gli odg come quello di Verona siano presentati in tutti i consigli Comunali. E purtroppo anche il Papa, con la sua frase molto infelice, è andato molto oltre i suoi cosiddetti compiti d’ufficio.
Questo incontro è promosso da noi del gruppo del Mercoledì e dalla Casa internazionale delle Donne: per noi questa Casa è un luogo abituale, per alcune dalla sua nascita per altre da molti anni, ma è chiaro che parlando di luoghi di libertà femminile intendiamo tutte le Case, i Centri , i Circoli, le Librerie, i Gruppi, le Associazioni che operano in tutta Italia, e che, essendo a Roma, parliamo delle due Case ( Lucha y Siesta e questa) che sono entrambe sotto sfratto e al centro di un attacco da parte della Giunta Comunale 5 Stelle.
Io e altre abbiamo partecipato due settimane fa all’assemblea nazionale convocata da NUDM a Lucha y Siesta nella quale erano presenti molte donne provenienti da tanti luoghi femministi. Sono uscite riflessioni e proposte che mi auguro metteremo insieme a quelle che usciranno oggi.
La scorsa primavera come gruppo scrivemmo una lettera aperta alle donne 5stelle del Comune e alla Sindaca Raggi per sottolineare che era la prima volta che un gruppo di donne decretava il fallimento della Casa, ignorava pensiero e pratica femministe che hanno conquistato libertà anche per loro e aggiungevamo che oltre alle Case delle donne si chiudevano centri culturali, teatri, associazioni. Facevamo presente che la scelta di far solo cassa e soldi ,invece di mantenere solido il tessuto connettivo di una città, ci pareva sciagurata e assai poco lungimirante, perché una città svuotata e povera di luoghi e di socialità diventa, come tutti sanno, più insicura, meno attrattiva e più incivile. Non ci arrivò alcuna risposta.
Il testo breve che convoca l’incontro di oggi prova a fare un passo in più e a mettere al centro, secondo me e secondo noi, uno dei tratti più chiari che caratterizzano questa fase politica: il tentativo di riallineare le donne a valori etici per regolamentarne la vita e il corpo. E io credo non ci sia nulla di più antitetico al femminismo di questo tentativo.
Nella delibera del Consiglio Comunale c’era infatti scritto “ riallineare la Casa internazionale agli obiettivi della Amministrazione Capitolina” sottintendendo che se questa Casa non fa i profitti che dovrebbe ci pensano loro a far quadrare i conti o a sbattere fuori chi c’è e la fa vivere da 31 anni. Anche il Ddl Pillon tenta di “riallineare” le donne capovolgendo il Diritto di famiglia ottenuto con decenni di lotte, adombrando un patriarcato di ritorno e rendendo sempre più difficili le separazioni.. . come a dire, devi restare in un’unione e in una famiglia anche se sono un inferno. E anche l’odg votato nel Consiglio Comunale di Verona o le dichiarazioni del Ministro Fontana puntano a “riallineare” le donne alla loro aberrante idea di procreazione affermando :“ se non vogliono partorire dovremo fare di tutto per convincerle”, anche finanziando con denaro pubblico le associazioni prolife e antiabortiste a questo fine.
Riallineare le differenze, cancellare le libertà ottenute, questo mi pare il centro del discorso. E vedo la stessa logica nella negazione dei diritti dei migranti, nell’attacco al pluralismo dell’informazione, nella negazione del ruolo della democrazia rappresentativa, delle istituzioni, dei partiti e della politica.
Il femminismo mette al centro le relazioni, lo scambio, un agire politico e una pratica fatte “in presenza” e che non potrebbero mai vivere solo su web, twitter, facebook o su un Blog. Pur usando la Rete il femminismo non potrebbe vivere solo sulla Rete. I luoghi fisici dove ritrovarsi sono essenziali. Per questo la messa in discussione dei luoghi liberi nei quali si è organizzato ed è cresciuto il femminismo non può essere vissuta o raccontata solo come la messa in discussione di un contratto di affitto o di una convenzione. E’ molto di piu.
Ci siamo interrogate nel nostro gruppo su cosa siano oggi i luoghi delle donne, su quanto e se siano cambiati rispetto agli anni nei quali sono nati e nei quali era prevalente la necessità di produrre pensiero e teoria. Penso, per citare il luogo più noto, alla Libreria delle donne di Milano ad esempio. E a tutti i luoghi nati dopo o che ancora oggi nascono in varie città e che magari hanno un segno “di servizio” prevalente. A mio parere è difficile una divisione netta e secca tra luoghi femministi di elaborazione e luoghi di servizio. Credo che queste due dimensioni si tengano abbastanza insieme negli ultimi anni. Un centro antiviolenza infatti è sicuramente “un luogo di servizio” ma nel suo fare quotidiano fornisce idee e pensieri nuovi e liberi alle donne che ospita.
Come difendiamo i luoghi di libertà delle donne? All’assemblea fatta a Lucha y Siesta sono uscite molte proposte e anche diverse tra loro: non affidarsi solo alla trattativa con le istituzioni, puntare molto sulla autogestione e sull’autogoverno, valorizzare queste esperienze in quanto “beni comuni” delle città , costruire un documento comune a tutti questi luoghi, fare una richiesta all’ANCI (associazione nazionale dei Comuni) perché i Comuni applichino il nuovo testo del Luglio 2017 sul comodato d’uso gratuito alle associazioni senza fini di lucro destinando loro spazi in ogni città . Sono proposte che a seconda delle situazioni possono avere una loro validità e che vanno agite senza rigidità. Se hai una convenzione in essere, ad esempio, trattare con una istituzione è necessario e se l’istituzione non è sorda potrebbe anche rivelarsi utile, anche la valida proposta che si rivolge all’Anci altro non è che una trattativa con un’istituzione. Importante è che l’istituzione non ti porti a spasso per mesi e che nella trattativa non vengano stravolte l’autonomia dei luoghi e le pratiche di autogoverno che li caratterizzano. In quel caso la trattativa si rivelerà inutile. Ma una condizione essenziale, dato il clima, è allargare le alleanze con altri luoghi di libertà femminile, non agire in solitudine ma in relazione.
Mi sono chiesta nei giorni scorsi se veramente questo governo e questa maggioranza alla fine sceglieranno di portare sino in fondo l’attacco alla libertà femminile e al femminismo (sfrattando le Case, portando in Aula il disegno di legge Pillon, cercando un altro referendum sulla legge 194 come sostengono alcuni). E alla fine mi sono sorpresa a rispondermi: magari facessero questo enorme errore! Lo sfarinamento di tutte le opposizioni è infatti palpabile da mesi, mentre invece il movimento delle donne è già pronto, da segni di esistenza, ed è in cammino. Per ora è l’unico presidio e se attaccano su quel lato io credo ci sarà una risposta. Ma per parlare a molte e a molti non penso possa bastare prendere la parola e mobilitarsi solo a difesa dei nostri luoghi o sui temi che riguardano il “corpo delle donne”. Credo si debba cominciare a prendere sempre di più la parola sul “corpo dei migranti”, “sul corpo della democrazia” e siccome sono anche ecologista “sul corpo del territorio e del Pianeta” ferito, alluvionato, degradato, così com’è sempre più degradata questa città se guardiamo ai rifiuti, ai trasporti ai servizi sanitari.
Che noi si prenda parola sul Ddl Pillon e sulla legge 194 in fondo loro se lo aspettano, che noi lo si faccia anche su tutto il resto se lo aspettano assai meno. E riuscire a prendere la parola su molte più questioni ci consente di diventare più forti e autorevoli e di difendere meglio anche i nostri luoghi liberi.

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