“Sulla violenza. Ancora” / Non voglio difensori e guerrieri

28 marzo 2018
di Clelia Mori

Pubblichiamo l’intervento di Clelia Mori all’incontro “SUlla violenza. Ancora”, rivisto dall’autrice.

Dopo l’intervento di Francesca Koch su Macerata, Pamela Mastropietro e Luca Traini, in cui ci ha ricordato che gli uomini da sempre si fanno le guerre in nome di una donna, ho deciso di cambiare quello che avevo pensato di dire oggi, legato all’invisibilità quotidiana della violenza-potere maschile, per parlare invece di quella visibile legata alla loro forza fisica. E’ dalla seconda metà degli anni ’90 che ragiono pittoricamente sull’in-visibilità femminile e la sua trasformazione. E ho cambiato idea sul mio intervento perché l’affermazione di Francesca mi ha messo di fronte a qualcosa che sentivo arcaico e che invece è ancora incredibilmente vivo e attuale e nella mia ingenuità non lo pensavo così vitale.
Tutto nel fare di Traini lo attualizza e lo richiamano i molti articoli in suo sostegno.
Traini rappresenta il vasto campionario di quegli uomini che anche qui in Italia è convinto di avere da sempre il diritto/dovere di ergersi d’ufficio a protettore e difensore delle donne usando come unico mezzo di espressione la forza e la violenza e se serve anche il dare la morte. E pensano di essere nel giusto quando lo fanno, perché non è per sé stessi ma per vendicare una donna. E’ una scusa troppo ingenua e non tiene più, ma quello che mi sembra incredibile è la convinzione radicata per cui pare ne abbiano un diritto quasi divino, non importa se magari indotto, da un’ antica richiesta di tutela femminile; diventata così perenne da impastare la genetica del loro essere. Sembra non vedano assolutamente i paraventi che si sono inventati per nascondercisi dietro quando costruiscono le loro battaglie tra maschi e, guarda caso, per non vedersi nella loro ‘bellezza’ usano le donne. Forse gli fa male la visione del loro reale e la fuggono da sempre con l’invenzione degli eroi: Macerata racconta bene. Ma mi stupisce l’infantilismo con cui si attaccano ad antichi riti, il bisogno di identificarsi in un Traini qualsiasi.
Ma mi sono anche spaventata. Sì mi fa paura questo modo di sentire che risorge intatto dalla pancia del tempo perché lo sento possibile se lo ha sentito possibile Traini, avvolto non per caso nella bandiera, nel gran finale.
E allora ho pensato che dovevo intervenire per dire pubblicamente che questi non hanno nessuna giustificazione femminile per farsi la guerra invocando protezione dalle femmine del loro stesso colore. Sento che bisogna tagliare l’erba sotto i piedi a questo rito, si dice in campagna dove abito per dire di qualcosa che va estirpato dalla radice e in questo caso va estirpata una violenza simbolica e pratica doppia sulle donne: prima le ammazzano e poi ammazzano o feriscono in loro nome.
Non hanno nessun diritto e lo diciamo da molto sul possesso delle donne ma non è questo che voglio dire ora. Ora voglio che non gli permettiamo più di nascondersi dietro le nostre spalle: nascondendo a sé stessi anche il loro odio tra uomini! Noi non c’entriamo nulla con le loro favole crudeli. Non ho sentito una donna fedele alla propria differenza di sesso chiedere questo tipo di protezione e dare questo tipo di delega ad alcuno. Men che meno l’ho dato io che non sono una donna potente, ma che ha comunque la pretesa e il desiderio di difendersi da sola perché non crede che questo fare maschile sia una difesa delle donne! E’ il suo contrario e dalla mia prospettiva vedo un nostro tradimento a copertura di una diffusa miseria non nostra.
Ho un’altra idea di difesa per me e le altre e non contempla affatto una guerra tra uomini. Ho l’ esigenza urgente di uscire dalla guerra tra maschi e di un loro cambio di sguardo sul mondo. Trovo questa loro idea pericolosa per donne e uomini, foriera di guerre e di nessun cambiamento maschile ora che sarebbe più che mai urgente nella crisi umana in cui stiamo sprofondando. Non ci servono altre inutili guerre per governare il mondo. Molti uomini devono cercare un altro modo per aggiustare i danni che procurano alla vita, e alla sua cura. Una cura che le donne agiscono da sempre a uomini e donne: loro la vita la fanno e sanno quanto costa curarla dopo averla messa al mondo, molti uomini forse non lo intuiscono neppure.. Anche la manifestazione antifascista che pure andava indetta e che oggi si tiene a Macerata, per il dibattito che gli è nato intorno sembra proprio confermare l’dea di una dichiarazione di guerra tra uomini dove la morte di Pamela scivola in secondo piano rispetto alla lite sulla incuria del mondo tra maschi. Maschi che tra l’altro non hanno nessuna relazione affettiva con Pamela e sono quelli che magari tacciono quando accade un femminicidio già annunciato dalla vittima a cui nessuno vuole dar credito, sempre per nascondersi la strutturale geologica violenza del proprio corpo. E’ ora che molti uomini si guardino in faccia senza il velo delle donne davanti ai pensieri e alle emozioni.

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