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Microcritiche / Un finale di partito dark

9 febbraio 2018
di Ghisi Grütter

THE PARTY – Film di Sally Potter. Con Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Bruno Ganz, Patricia Clarkson, Cillian Murphy, Emily Mortimer, Cherry Jones del 2017. Fotografia Aleksei Rodionov-

Molti sono i film che negli ultimi anni mostrano gli “scheletri negli armadi” delle famiglie borghesi. Per di più esse sono rappresentate quasi sempre da parenti progressisti o da un gruppo di amici, intellettuali e di sinistra. Tradimenti, rapporti etero e omosessuali, ipocrisie, contraddizioni e quant’altro si può disvelare sotto relazioni apparentemente convenzionali.
Nel film Carnage del 2011 di Roman Polanski, due coppie provano a chiarire “civilmente” un litigio tra i rispettivi figli, girato in un’unica location a Brooklyn, ma alla fine rischiano essi stessi di finire in rissa. Nel film francese Cena tra amici di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte del 2012, la scelta del nome del futuro figlio diventa un pretesto per scatenare dispute tra tutti i commensali. Con la sua versione italiana – Il nome del figlio di Francesca Archibugi del 2015 – il film di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte condivide la pièce di partenza Le prénom, scritta dagli stessi registi, già trionfo teatrale in Francia nel 2010. Anche I nostri ragazzi di Ivano De Matteo sembrerebbe “sollevare il coperchio di una pentola a pressione” nella vita di due fratelli, con modelli di vita molto diversi ma entrambi felicemente sposati, quando faranno una terribile e sconcertante scoperta riguardante i rispettivi figli avranno reazioni impreviste, finendo quasi per scambiarsi i ruoli. Invece in Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese del 2016, la collettivizzazione dei cellulari, sempre tra un gruppo di amici a una cena, apre i segreti più nascosti e inaspettati di ognuno. E questi titoli citati sono solo quelli che ricordo così a memoria.
The Party di Sally Potter – regista nota per trattare argomenti scomodi – è un film inserito a pieno titolo in questo trend. Presenta un cast eccezionale di attori prevalentemente britannici e un finale a sorpresa ed è tutto girato in bianco e nero con un’impietosa macchina a mano, nella casa di Bill (Timothy Spall) e di sua moglie Janet (la sempre bravissima Kristin Scott Thomas). Lei è una militante politica (presumibilmente laburista) ed è stata appena nominata Ministro della Salute nel governo ombra, lui invece è un intellettuale che ha rinunciato alla sua carriera (una cattedra a Yale) per sostenere l’attività e la candidatura politica di Janet, mentre un gruppettino ristretto di amici intimi si ritrova a casa loro per brindare all’evento: la vetero-femminista Martha (Cherry Jones) con Jinny (Emily Mortimer), la sua giovane compagna incinta di tre gemelli, April (Patricia Clarkson), la radicale e scettica amica del cuore di Janet, con il suo bizzarro compagno Gottfried (Bruno Ganz), un naturopata tedesco, e Tom (Cillian Murphy), un giovane manager finanziario che veste Prada e indossa un costoso Audemars Piguet, marito di Marianne ex dottoranda di Bill, che però è in ritardo. Il titolo inglese the party ha il doppio significato, da un lato quello del “ricevimento”, dall’altro quello del “partito” che sembra aver risucchiato tutte le energie e attenzioni dell’affascinante e determinata padrona di casa.
The Party è sostanzialmente una pièce teatrale di ambiente elegantemente liberal, divertente, anche se drammatica, con le sue battute taglienti e ben recitata, anche se Bill/Timoty Spall è un tantino sopra le righe e si fatica un po’ a vederlo nei panni di un seduttore. Bruno Ganz invece ha perso completamente lo smalto wendersiano ed è mostrato come un simpatico e stravagante vecchietto.
Il film è tutto parlato in modo serrato ed ha il pregio di durare solo 71 minuti, tempo eccezionale in un periodo di film fiume. Ottima la scelta dei brani musicali riprodotti da LP in vinile.
Geoff Andrew della rivista “Sight & Sound” lo ha definito «una satira dark che espone le debolezze della classe media britannica e dei sistemi politici, con dialoghi acuti e deliziosa ironia».
Presentato alla 67ma edizione del Festival di Berlino, The Party si è aggiudicato il “Guild Film Prize”.

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