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Microcritiche / Nessuno ha il monopolio del dolore

27 dicembre 2017
di Letizia Paolozzi

L’INSULTO – Film di Ziad Doueiri. Con Adel Karam e Kamel el-Bacha.

Ventisette anni dopo la sua conclusione militare, la guerra civile in Libano ricompare nel film L’Insulto. Il “Settembre nero”, il massacro nei campi di Sabra e Chatila, lo scontro tra milizie cristiane e quelle musulmane assieme alle fazioni di sinistra favorevoli alla causa palestinese sembravano sepolti da tonnellate di macerie. Eppure riemergono per una stupida lite tra un libanese, nazionalista cristiano, e un rifugiato palestinese. Colpevole lo sgocciolare di un tubo di scarico che riapre le ferite e divide nuovamente il paese dei cedri.
D’altronde, non ci sono state commissioni di riconciliazione o inchieste ufficiali per il sangue versato. Nessun lavoro sulla memoria collettiva. “Sharon avrebbe dovuto annientarvi tutti” dice Toni, il meccanico fedele alle forze libanesi che rumina i discorsi dell’ex presidente della Repubblica, Gemayel, mentre viene trattato da “cane sionista”.
Il processo nelle aule del tribunale, la mediazione possibile, le raccomandazioni dei politici, non spingono alla riconciliazione. Troppo grandi sono state le umiliazioni identitarie. Il passato va riattraversato per uscirne. Per andare oltre ma senza dimenticare. Gli uomini, che procedono per scarti e cesure, spesso non riescono a farlo. Non capiscono, tutti presi dal sentimento dell’onore, da un ego smisurato, quale sia il peso simbolico delle parole. E dei silenzi. Le uniche a cercare una via di uscita, un’uscita di saggezza e non di odio, sono le donne: la moglie del libanese e quella del palestinese. D’altronde “nessuno ha il monopolio del dolore”.
L’attore palestinese del film Kamel el-Bacha ha vinto la Coppa Volpi a Venezia. Il giorno dopo il regista, Ziad Doueiri, rimettendo piede all’aeroporto di Beirut, era stato raggiunto da un ordine di comparizione davanti al tribunale militare per aver girato la storia di un chirurgo israeliano nel suo scenario naturale. Ma in Libano chiunque abbia rapporti con Israele commette un crimine “morale, politico e nazionale”.
Adesso L’Insulto è candidato per gli Oscar come miglior film straniero.

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