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Microcritiche / Psicopolitica del Presidente (in alta montagna)

11 novembre 2018

IL PRESIDENTE – Film di Santiago Mitre. Con Ricardo Darìn, Dolores Fonzi, Paulina Garcia, Erica Rivas, Elena Anaya, Alfredo Castro, Daniel Giménez Cacho, Christian Slater, Gerardo Romano, Argentina Francia Spagna 2017. Fotografia Javier Julia, musica Alberto Iglesias-

Il film argentino “La Cordillera” – titolo originale – affronta il tema del potere e della mancanza di etica negli uomini politici. Henàn Blanco (interpretato da Ricardo Darìn) è il neo-presidente dell’Argentina, ex sindaco di provincia, eletto dopo una campagna elettorale basata sul gioco di parole del suo cognome come sinonimo di purezza: un uomo comune, un uomo come voi, un lavoratore onesto e così via.
All’inizio Blanco appare come uomo calmo, piuttosto silenzioso, sembrerebbe manovrato dai suoi consiglieri. Un giornalista in un servizio alla radio lo definisce addirittura “invisibile”, per la sua inconsistenza.
Man mano che il film va avanti Blanco lentamente si trasforma, sembra prendere in mano la situazione, piano piano, fino ad arrivare a eludere i suoi accompagnatori e l’impagabile segretaria tuttofare, decidendo tutto a modo suo.
La cordillera” presenta un doppio registro uno politico-sociale e l’alro privato-psicologico. Accanto alle riunioni, agli incontri, alle interviste, al summit internazionale dei Capi di Stato latino-americani per il futuro energetico di tutta l’area, il Presidente dell’Argentina ha una vita privata oscura. Ha per amante segreta la moglie dell’ambasciatore da lui stesso nominato, e ha una figlia border-line con grossi problemi psichici. Sua figlia Marina, che ha un ex marito piuttosto ricco ma inquisito per traffici illeciti, raggiunge il Padre al summit, dove avrà una crisi isterica in albergo – una sorta di Overlook Hotel come in “Shining”? – e nell’attacco frantumerà la finestra a colpi di sedia. Salvatasi per miracolo e una volta dimessa dall’ospedale, viene curata da uno psichiatra famoso – probabile citazione dello psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco. In una prima seduta di ipnosi, Marina racconta alcune scene dell’infanzia in cui sembrerebbe ci sia stato un litigio seguito da un incendio, in cui suo padre avrebbe avuto una certa responsabilità. Ma Henàn Blanco spiega allo psichiatra che Marina si è inventata tutto e che quei luoghi e quelle persone di cui lei parla sono realmente vissute, ma prima che lei nascesse.
Ne “La cordillera” il mistero non sarà svelato e la conclusione emergente del film è di tipo morale: il bene e il male non esistono per i politici e tutto è basato sull’opportunità politica o, peggio, personale.
La prima parte del film è un po’ troppo statica e molto parlata, si fatica a stare dietro a nomi, intrighi politici e notizie, ma pian piano il film comincia a incuriosire per il doppio binario dove conscio e inconscio si intrecciano. Infatti, partendo dalla dottrina psicodinamica, Matte Blanco ha analizzato il dualismo conscio-inconscio mettendo in risalto le differenze tra i processi cognitivi. Il suo sguardo si focalizza sull’interazione tra pensiero logico aristotelico, proprio del conscio e caratterizzato dalle categorie di spazio e tempo e dal principio di non contraddizione, che chiama “pensiero asimmetrico”, e quello inconscio, definito “simmetrico”, dove la logica tradizionale si scioglie per lasciare spazio a una modalità di pensiero “intellettiva” con potenza cardinale corrispondente all’infinito.
Condotto dal giovane regista argentino Santiago Mitre, il film in alcuni punti appare un po’ schematico e, a mio avviso, si regge soprattutto sulla bravura di Ricardo Darìn e in generale di tutti gli attori (Dolores Fonzi, Paulina Garcia, Alfredo Castro e Daniel Giménez Cacho). Altro elemento positivo del film è la rappresentazione dell’atmosfera. Surreale è l’ubicazione del summit latino-americano che si tiene in un albergo isolato a tremila metri di altezza nella Cordigliera delle Ande, che dividono il Cile dall’Argentina. Le strade di montagna tortuose e il clima invernale trasmettono una situazione da thriller: le interviste in aereo interrotte da turbolenza, i dirupi a strapiombo, i grattacieli isolati nel territorio, le accese discussioni in funivia… tutto serve a costituire una suspense.

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