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relazioni politiche, dal quartiere al mondo

Relazioni tra genitori e figli spartite e uniformate per legge (Pillon)?

15 settembre 2018
di Letizia Paolozzi

Il senatore Pillon in selfie con Salvini

Tanto per ricordare il vecchio titolo di un film di Pedro Almodovar, cosa avrò fatto per meritarmi il ddl Pillon su separazione e affido?
Nel ddl si intuisce, al di là della demagogia e della mistificazione a fini elettorali, un fondo reazionario, un carattere conservatore mai sopito.
Dopo tanti anni di battaglie delle donne contro la violenza, per decidere di sé e del proprio corpo, dopo la presa di parola (ascoltata anche grazie ai social media) e l’esplosione di movimenti come il #metoo, credere che il ciclo aperto dal sesso femminile non ci sia mai stato, equivale a rinverdire le sorti del patriarcato, attraverso una voglia esplicita di regolare i conti con il sesso femminile.
Se ne sono accorti in molte e molti (dalla rete dei centri antiviolenza Di.re a Femministerie, all’ Udi di Napoli, da Maschile plurale a Linda Laura Sabbadini in un’interessante pagina sulla “Stampa” a Alessandro Gilioli su “L’Espresso”) riflettendo sul testo Pillon.
Hanno scritto che è irricevibile l’equivalenza padre-madre (la bigenitorialità), concepita come una mela spaccata a metà.
Eppure, il senatore leghista, uomo dal papillon, sembra aver calcolato ad arte il modo di suscitare ancora una volta la polemica. Era già accaduto per l’aborto, le unioni civili e via discorrendo.
Ora vorrebbe costringere i due sessi in una gabbia relazionale. Peccato che ogni relazione faccia storia a sé e le relazioni non siano mai simmetriche. Dove cominciamo lo sai, ma non dove finiscono. Pillon invece mette indietro le lancette dell’orologio. Quattro milioni di genitori separati e ottocentomila minori infilati nella camicia di forza “dei tempi paritari”.
Recita il testo di legge che “qualora uno dei genitori ne faccia richiesta e non sussistano oggettivi elementi ostativi, il giudice assicura con idoneo provvedimento il diritto del minore di trascorrere tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori”.
Probabilmente, la sua ossessione e insieme a lui di quanti (le associazioni dei padri separati che un tempo avevano per slogan: “Padri presenti, figli contenti”) si sentono defraudati dalle conclusioni del giudice, consiste nel rimediare attraverso una perfetta reciprocità allo squilibrio nell’assegnazione del ruolo di genitore “prevalente” alla madre, con il padre che impersona quasi sempre il genitore “secondario”.
Perciò il senatore pensa che bisogna interrompere il meccanismo dell’assegno per il mantenimento dei figli e della casa eletta generalmente a domicilio dei figli, assegnata alla madre.
E’ vero che non tutto ha funzionato nella legge vigente e di questi tempi capita di incontrare uomini in stato di derelizione, senza un tetto, ridotti a dormire nell’automobile; ma ancora oggi la donna rappresenta il soggetto più debole economicamente.
E’ pure vero che c’è molto da cambiare nel rapporto tra uomini e donne. Anche perché persistono forti ineguaglianze (sociali, economiche) mentre in tante zone del mondo a un sesso è impedita la libertà di decidere di sé. Questo però non ha importanza per il senatore Pillon secondo il quale sull’interesse del bambino deve prevalere quello dei genitori (che per lui si traduce quasi sempre nell’interesse del padre). E pazienza se i tempi paritetici dei grandi penalizzeranno il piccolo costringendolo a pagare il prezzo più alto – diviso tra due case – di una situazione aggrovigliata. Importante è la famiglia (ma quale poi? Quella stereotipata o quella senza legami di sangue ma amorosa, come in “Un affare di famiglia” del regista Koreeda) che dovrebbe mostrarsi unita, sempre che si impedisca ai supermercati di restare aperti di domenica, sempre che si scoraggi con cento intoppi separazione e divorzio e sempre che si cancelli l’insignificante questione di un padre e una madre reciprocamente ostili.
Pare che non tutti nel gruppo 5 stelle siano d’accordo, anzi promettono di apportare modifiche al ddl. Nel frattempo, in un documento, le donne Pd dell’associazione TowandaDem hanno scritto alle colleghe in maggioranza per chiedere di fermare il disegno di legge il cui iter è cominciato questa settimana al Senato.
Resta la domanda: una simile proposta, con il suo carico ideologico, i suoi arcaismi, può rappresentare il governo del cambiamento, addirittura la rivoluzione che Lega e 5 stelle hanno promesso?

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