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Microcritiche / La scrittrice e il giovane sciovinista a La Ciotat

8 agosto 2018
di Ghisi Grütter

L’ATELIER – Film di Laurent Cantet. Con Maria Foïs, Matthieu Lucci, Warda Rammach, Issam Talbi, Florian Beaujean, Mamadou Doumbia, Julien Souve, Mélissa Guilbert, Olivier Thouret, Charlie Barde, Francia del 2017. Sceneggiatura di Laurent Cantet con Robin Campillo-

L’Atelier” è un film interessante che cambia registro sul finale passando da pellicola impegnata di rappresentazione del sociale a una psicologica.
Siamo a La Ciotat, una località portuale di 35.000 abitanti sulla costa mediterranea vicino a Marsiglia, dove c’era un enorme cantiere navale che dava ricchezza a tutta la zona. Fu chiuso verso la fine degli anni Settanta nonostante lunghe battaglie operaie. A tutt’oggi La Ciotat non si è ancora ripresa economicamente dopo tanto tempo ed è prevalentemente un porto turistico con officine di riparazioni navali per le unità da diporto. Al centro della zona c’è ancora un bacino di carenaggio di 200 per 60 metri.
La cittadina è famosa tra i cinéphiles anche per un’altra ragione: i fratelli Lumière immortalarono l’arrivo del treno proprio nella stazione ferroviaria di La Ciotat.
In “L’Atelier” Olivia Dejazet (interpretata da Maria Foïs) è una famosa scrittrice di gialli che tiene un atelier di scrittura con dei ragazzi locali: un gruppo multietnico e variegato.
Come spesso in questo genere di film – “La classe” dello stesso Laurent Cantet del 2008, “Monsieur Lazhar” di Philippe Falardeau del 2011, ma anche “Una volta nella vita” di Marie-Castille Mention-Schaar del 2016 – l’obiettivo è proprio quello di imparare a cooperare e a costruire in maniera collettiva confrontandosi, in modo da creare un’identità collettiva al di là delle differenze. Il pretesto nel film è quello di scrivere insieme un romanzo giallo che presenti quindi un omicidio iniziale e che sia ambientato proprio in quella zona.
Nel laboratorio di scrittura naturalmente si creano subito delle difficoltà, dovute alle differenze culturali e religiose e a diverse opinioni politiche. Comunque, a quell’età, il rapporto tra giovani è sempre piuttosto delicato. Uno dei ragazzi (ben interpretato da Matthieu Lucci) si chiama Antoine Chauvin (un cognome a caso?) ed è un ragazzo solitario, introverso e scontroso che, con le sue ritrosie e fragilità, rappresenta un campione di permeabilità a slogan razzisti. Antoine è inquieto, si nasconde da tutti, forse anche da se stesso. I soli amici che riesce ad avere sono un gruppetto di sbandati di estrema destra dove circola molta provocazione ed esibizione.
Anche se non c’è un particolare rapporto, il personaggio di Antoine mi ha evocato quello rappresentato nel film “Cognome e nome: Lacombe Lucien”, diretto da Louis Malle nel 1974 e interpretato da Pierre Blaise, che narra le vicende di un giovanissimo contadino che diventa collaborazionista nel Sud-ovest della Francia del 1944. Il contesto storico e ambientale è quindi molto diverso; in “L’Atelier” la realtà rappresentata non è disagiata, è solo monotona e la radicalizzazione sembra costituire l’unica valvola di sfogo dalla noia.
Il regista sottolinea l’intrigo psicologico emergente che diventa il tema principale del film: il rapporto ambivalente tra Olivia e Antoine, il quale provoca continuamente tutti con posizioni violente, e perfino la tutor animatrice dell’atelier. Leggerà ad alta voce, davanti a tutti, un brano di un suo giallo accusandola di usare parole vuote senza capire fino in fondo la matrice della violenza. C’è una forte attrazione tra i due ma c’è anche repulsione. Quest’ultima parte del film, infatti, gioca molto sull’ambiguità: Olivia, lo maltratta ma poi gli chiede scusa, lo respinge poi lo cerca e lo coinvolge in un nuovo giallo. Non si sa bene se cerchi materiale umano per il suo nuovo romanzo o intenda realmente aiutarlo avendo compreso i suoi livelli di sofferenza.
Tutti i film di Laurent Cantet parlano di piccole storie del quotidiano; le protagoniste sono fabbriche in sciopero o scuole multiculturali nella banlieu: tutti luoghi di classi sociali meno favorite dalla sorte. Non solo, ma Laurent Cantent e i suoi attori, spesso non professionisti, lavorano assieme per plasmare la sceneggiatura e rendere più veritieri i personaggi. “L’Atelier” è stato presentato nella sezione “Un Certain Regard” di Cannes 2017 e con questo film Maria Foïs ha ottenuto il Premio Cèsar 2018 per la migliore attrice.

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