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relazioni politiche, dal quartiere al mondo

In una parola / Maschilisti in nome del popolo

10 luglio 2018
di Alberto Leiss

Pubblicato sul manifesto il 10 luglio 2018 –

“Questioni come quelle legate alle immigrazioni e alla sicurezza, ove realtà e percezione non combaciano, ma finiscono per sommarsi, offrono materia per manifestazioni muscolari e sbandieramento di maschie intenzioni”. Così Vladimiro Zagrebelsky in un commento, su La Stampa del 9 luglio, dedicato alla sentenza del Consiglio costituzionale francese che ha ristabilito – contro una legge sul “cosiddetto delitto di solidarietà verso i migranti” – il pieno diritto ad “aiutare gli altri per spirito umanitario, regolare o irregolare che sia il loro soggiorno sul territorio nazionale”. E queste sono parole di Papa Francesco, citate dal giurista: non solo il Vangelo, ma anche la Costituzione, la legge, riconosce i principi della fraternità (in Francia) e della solidarietà (in Italia).
Invocare la superiorità di un orientamento “popolare” contro questi principi è molto grave, e va contro una “volontà popolare” più forte stabilita proprio dalla Costituzione.
Non è un caso quindi, che Zagrebelsky evochi il carattere bullesco e maschilista, cioè violento e prevaricatore, di questo linguaggio politico. Se dovesse prevalere potrebbe risuccedere quanto sentenziato da Gadda nel suo Eros e Priapo: “Una libido teatrale ha condotto l’Italia alla catastrofe”?
Rubo la citazione dal dialogo tra Michele Masneri e Andrea Minuz (sul Foglio di lunedì 9: Il sesso del populismo), interamente dedicato alle emergenti figure di “maschio populista”, in una reazione globale alla “crisi della mascolinità”. “Trump che si misura il missile… Isoardi che stira… il torso nudo di Putin in Siberia o quello di Salvini in piscina o l’intrepida nuotata di Grillo sullo stretto…”. Non mi addentro nelle analogie dei due autori tra l’ideologia di Steve Bannon e la filmografia di Renato Pozzetto. C’è però del vero nella osservazione che, da questo punto di vista, l’Italia può essere considerata storicamente una sorta di laboratorio.
Tuttavia mi rifiuto ancora di credere che questo tipo di “sensibilità” maschile, con annessa subalterna devozione femminile, possa dilagare nel Belpaese al punto di vanificare l’argine dei valori democratici costituzionali (e qui si potrebbe anche aprire il discorso di come questi valori siano stati o meno adeguatamente difesi e rinnovati dalle sinistre di vario orientamento…).
Ma una buona Costituzione regge e produce buona politica se i suoi buoni principi sono condivisi e vissuti – e anche riattualizzati e integrati – dal “popolo”, da cittadini e cittadine. Qualche reazione di questo tipo sta emergendo: dalle magliette rosse all’idea di Sandro Veronesi (sul Corriere della Sera ) di giocare i propri corpi nella presenza sulle navi che salvano i migranti dal naufragio.
E può consolare che nel sondaggio sulle parole che si preferiscono e che ci parlano di futuro, illustrato lunedì 9 da Ilvo Diamanti sulla Repubblica, non vada tutto nel peggiore dei modi. Se in fondo alle classifiche stanno i nomi di Renzi e Berlusconi (ma non era meglio il vecchio pornocrate consumista che canta ispirato Malafemmina del ragazzotto innamorato delle ruspe e di Putin?) in alto, più in alto di Salvini e Di Maio, sta Francesco, e i mondi dell’ambiente pulito, della famiglia, di Internet, del merito. Persino della solidarietà (ma con chi?). Aspettative confuse, ma – si spera – non completamente preda del “maschilismo populista”.
“Questo mondo non è più bianco, e non lo sarà mai più” scriveva James Baldwin negli anni ’50 del secolo scorso (recensione di Lara Ricci sulla Domenica del Sole 24 ore). Noi uomini del nuovo millennio dovremmo aggiungere: e non sarà mai più dominato da soli maschi.

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