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Microcritiche /Il salto proibito di Tonya

4 aprile 2018
di Ghisi Grütter

TONYA – Film di Craig Gillespie. Con Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Julianne Nicholson, Paul Walter Hauser, Bobby Cannavale, USA del 2017 –
Una vita tormentata quella di Tonya Maxine Harding! Tirata su da LaVona Golden (la strepitosa Allison Janney), una madre arcigna, cattivissima e con il vizio del bere, già all’età di quattro anni Tonya (interpretata dalla bravissima Margot Robbie) sapeva pattinare. I genitori sono separati, la madre fa la cameriera in un ristorante e la spinge ad avere successo come la cosa più importante al mondo, tanto che una volta cresciuta, non le lascerà neanche finire la scuola per dedicare più tempo agli allenamenti. L’obiettivo è vincere a tutti i costi!
Con il padre la bambina avrebbe anche un buon rapporto, lui la porta a caccia e le insegna a sparare, ma poi si rivela un debole quando si tratta di affrontare l’ex moglie e sfugge con la scusa del lavoro di notte, quando la piccola in lacrime gli chiede di andare a vivere con lui e di non lasciarla lì con la mamma.
Tonya possiede un talento incredibile nell’ambito del pattinaggio su ghiaccio, ma anche un carattere irruente e indomabile e finirà per essere invisa dall’establishment sportivo. Jeff (Sebastian Stan) è apparentemente un bravo ragazzo; è il primo che la corteggia e diventerà suo marito ma, in seguito, alternerà momenti di affettuosità a violenze fisiche. Nel film sono rappresentate tutte donne forti, quasi delle “virago”, mentre gli uomini sono persone deboli o quantomeno frustrate.
Tonya Harding, nata a Portland, Oregon, nel 1970, è stata la prima pattinatrice americana a eseguire un triplo Axel nel 1991 – un salto che prevede tre rotazioni e mezzo e che si esegue partendo «in avanti sul filo esterno sinistro della lama del pattino» – salto che alle donne sembrava proibito ed eseguito in precedenza solo dall’atleta giapponese Midoro Ito. Nonostante un clima di altissima competitività, di sacrifici e di violenza, Tonya partecipa alle Olimpiadi sia nel 1992 arrivando quarta, sia nel 1994 dopo aver vinto il titolo nazionale di pattinaggio artistico e un sospetto incidente occorso alla sua amica e rivale Nancy Kerrigan. Infatti, poco prima delle Olimpiadi di Lillehammer, la pattinatrice Kerrigan subì un’aggressione da uno sconosciuto che le ruppe il ginocchio destro con una spranga di ferro, e si dovette ritirare dalla gara nazionale che fu vinta, appunto, da Tonya Harding.
Le indagini incriminarono come mandante dell’agguato Jeff Gillooy, l’ex marito di Tonya con il quale aveva ricominciato a convivere, più per convenienza che per amore. Interrogata, la Harding negò decisamente di avere a che fare con l’incidente, ma il marito, in un momento di rabbia, accusò lei di esserne l’ideatrice.
Il risultato fu che Tonya pagò una forte multa di 160.000 dollari, la Federazione Americana le revocò il titolo nazionale e la bandì a vita, mentre l’International Skating Union la etichettò come “persona non gradita” spezzandole la carriera e la vita. Qualche anno dopo Tonya, forte fisicamente e atletica, inizia a intraprendere la carriera di pugile, ma senza troppa convinzione né particolare successo.
È da chiedersi se il regista di origini australiane Craig Gillespie, avesse voluto fare un film sportivo o uno biografico oppure una dark comedy. Inoltre, qualcuno ha fatto notare che nell’agguato eseguito da due balordi “I, Tonya” (titolo originale) ha raggiunto la comicità dei fratelli Coen. La sceneggiatura di Steven Rogers – che si è documentato attraverso interviste e ha scritto una sceneggiatura di 256 pagine – spazia tra i generi, rende piuttosto sgradevole la sboccata protagonista all’inizio, ma più umana verso la fine, nella sofferenza e nella perdita. Il film, infatti, è una demistificazione dell’American dream dove chiunque, anche di modeste origini familiari, può raggiungere il successo in quanto dotato di talento, e narra la trasformazione del sogno in un vero e proprio incubo.
“Tonya” presentato alla festa del Cinema di Roma del 2017, termina con la voce di Doris Day che canta “Dream a Little Drea”m, in un montaggio incrociato tra i volteggi sui pattini e il crollo sul ring (dalle stelle alle stalle…), con la voce fuori campo che afferma: «Questa è la storia della mia vita» e «Questa è la fottuta verità» mentre Iggy Pop con “The Passenger” prende il posto della mielosa Doris Day.
La protagonista Margot Robbie è stata candidata all’Oscar 2018 come migliore attrice mentre, per il ruolo della madre di Tonya, Allison Janney ha vinto quello come miglior attrice non protagonista.

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