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Microcritiche / Un bisbetico domato in Svezia

22 novembre 2017
di Ghisi Grütter

MR. OVE – Film di Hannes Holm, Con Rolf Lassgård, Bahar Pars, Massimo Lopez, Joan Widerberg, Filip Berg, Ida Engvoll, Svezia 2015-

Da “La bisbetica domata”, commedia di William Shakespeare in poi, la letteratura (e la cinematografia) europea e statunitense è piena di burberi che man mano si “domano” da soli, con l’aiuto benevolo di qualcuno. Così è per Hebenezer Scroge in “Canto di Natale” di Charles Dickens, e poi per vari personaggi portati sullo schermo dalla coppia Lemmon/Matthau o per il Walt Kowalski in Gran Torino da Clint Eastwood. Hannes Holm, il regista svedese, dichiara che per girare Mr. Ove si è ispirato ad alcuni personaggi come quello interpretato da Jack Nicholson nel film A proposito di Schmidt del 2002 di Alexander Payne o all’outsider Forrest Gump del 1994 di Robert Zemeckis. Tanto è vero che è già stato annunciato un remake statunitense interpretato proprio da Tom Hanks.
Il cambiamento narrato in questi personaggi sembrerebbe dichiarare che il burbero (o la bisbetica) non sono persone cattive bensì iper-difese, che hanno paura dei sentimenti e di lasciarsi andare. Sembra che debbano avere sempre il controllo della situazione e si schierano verso il rigido rispetto delle regole, come garanzia di sicurezza.
È molto probabile che una mancanza di affetto e di stabilità li abbia fatti diventare così; ci vorranno quindi persone “calde”, rassicuranti, ma anche molto tenaci, per riuscire ad andare oltre l’apparenza rugosa, per far crollare le difese e tirar fuori il lato più umano, che c’è al fondo di ogni burbero. E questo è anche il caso del nostro Ove Lindhal, un vedovo svedese appena andato in pensione (forzata) dopo 43 anni di servizio nelle industrie della SAAB, un posto ereditato da suo padre. La storia raccontata da Hannes Holm è tratta dal romanzo “L’uomo che metteva in ordine il mondo” di Friedrich Backman del 2012; il film dipinge l’anziano protagonista come una persona intransigente che controlla tutto ciò che avviene nel suo quartiere e non perdona le trasgressioni: dalla corretta raccolta differenziata al transito automobilistico, dalla pipì dei cani alle macchine in doppia fila (ah, quanto vorrei un Mr. Ove nel mio quartiere!).
In una qualsiasi zona svedese suburbana, organizzata in casette unifamiliari tutte uguali, in un milieu proletario o piccolo borghese, sotto un cielo plumbeo nordeuropeo, Mr. Ove prende il suo ruolo di supervisore molto sul serio in modo quasi ossessivo, al limite dell’autistico. Si alza tutte le mattine alle 6.30 per fare la perlustrazione del quartiere, poi va al cimitero dalla sua amata Sahra, unica presenza femminile della sua vita (la madre era morta che lui era piccolo) con cui parla e le racconta le irrilevanti storie di vicinato. Le promette quotidianamente di raggiungerla al più presto, ma ci sarà sempre qualche piccolo intoppo che non gli permetterà di mantenere la sua promessa. Ci vorrà l’arrivo di Parvaneh, un’iraniana incinta con due figlie piccole e un marito un po’ imbranato, che riuscirà con perseveranza a superare le barriere e i paletti posti da lui stesso e lo aiuterà a sciogliersi lentamente e fino a farsi amare dalla gente del vicinato che era sempre stata rimproverata da Ove per le continue trasgressioni alle regole.
Il regista Hannes Holm ha svolto in forma di commedia grottesca questo film drammatico così che, alla fine, diventerà un feel good movie che esalta i valori della comunità, l’importanza del vicinato e il piacere dello scambio reciproco. M.r Ove era stato scelto per rappresentare la Svezia agli Oscar del 2017 (vinto poi da Il cliente di Farhadi), candidato anche per il miglior trucco (Eva von Bahr e Love Larson), con un’ottima recitazione di Rolf Lassgård.

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