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Microcritiche / Reciproci inganni tra maschio e femmine

7 ottobre 2017
di Ghisi Grütter

L’INGANNO – Film di Sofia Coppola. Con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence, del 2017. Fotografia di Philippe Le Sourd. Costumi di Stacey Battat –

The Beguiled, titolo originale del film, è un remake di La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel del 1971, con Clint Eastwood e Geraldine Page, tratto, a sua volta, dal romanzo A Painted Devil di Thomas P. Cullinan del 1966. Sofia Coppola ripropone la vicenda senza particolari variazioni rispetto alla versione di Siegel. Siamo nel 1864, durante la guerra di Secessione, in un collegio gestito da Miss Martha Farnsworth (Nicole Kidman), in Virginia, nel Sud degli attuali Stati Uniti. A coadiuvare Miss Martha è l’istruttrice Edwina (interpretata da Kirsten Dunst, attrice molto amata da Sofia Coppola) e insieme si occupano della formazione di cinque ragazze di età diversa. Mentre qui vigono le convenzioni e le rigide regole di un convitto cattolico per “signorine per bene” autoreferenziale, fuori si sentono i cannoni delle battaglie e gli uomini si ammazzano, evidenziando simbolicamente la contrapposizione tra il mondo “maschile” e quello “femminile”.
Le sette donne sembrano, in tal modo, vivere in un mondo a parte, in un universo parallelo, finché nel bosco di fronte all’imponente edificio adibito a scuola, viene trovato un soldato nordista ferito a una gamba (Colin Farrell). Uno yankee. Nonostante sia un esponente del tanto odiato e temuto nemico, Miss Martha lo ospiterà in casa mossa dallo spirito cristiano dell’accoglienza e come applicazione del precetto del curare i feriti e gli ammalati, così da offrire un buon esempio alle fanciulle (le donne e la cura). Ma la presenza di un uomo estraneo (e dello sguardo maschile) farà scattare competitività, civetterie e desideri sopiti o non ancora conosciuti, nella compagine in ritiro. Le ragazze più piccole si metteranno di nascosto gli orecchini dell’istitutrice, le più grandi si acconceranno i capelli con i nastri, tutte si vestiranno bene e con attenzione e ci sarà una gara per chi riuscirà a vedere, e farsi vedere, di più dal soldato malato. Man mano la situazione cambierà perché l’opportunismo dello yankee – ma più che altro il suo narcisismo – lo porterà a volerle corteggiare tutte, ma finirà per pagare un caro prezzo un volta scoperto in flagrante.
La Coppola descrive un gineceo con gli effetti dell’isolamento e della convivenza forzata, il candore virginale e la voglia di lasciarsi andare, tema da lei già esplorato in Il giardino delle vergini suicide del 1999. Dal titolo viene da chiederci “chi inganni chi” direi tutti e tutte. L’ipocrisia religiosa e il perbenismo borghese sono palesemente sovrastrutture che cederanno man mano che il racconto andrà avanti. Forse ne La notte brava del soldato Jonathan la figura di Miss Martha Farnsworth, qui interpretata dalla troppo avvenente Kidman, era meglio descritta, più anziana e decisamente meno bella (Geraldine Page), era quindi più credibile nel suo essere arcigna e coraggiosa.
Ogni immagine è ben studiata, dalla splendida fotografia di Philippe Le Sourd ai costumi di Stacey Battat, dall’inquadratura ai colori pastello dei vestiti visti a lume di candela, mostrati con un compiacimento dei tessuti, delle trine e dei pochissimi gioielli. L’ubicazione fissa fa pensare più a una pièce teatrale specialmente nella prima parte che, in alcuni punti è anche leggermente noiosa. Per contro, la parte finale della trasformazione del Caporale Mc Burnay da preda a predatore, sembra invece un po’ troppo sbrigativa. Ciononostante Sofia Coppola ha ottenuto con questo film il premio alla regia all’ultimo festival di Cannes.

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