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Microcritiche / Amore, lotta e Aids nella Francia di Mitterrand

11 ottobre 2017
di Ghisi Grütter

120 BATTITI AL MINUTO – Film di Robin Campillo . Con Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel, Antoine Reinartz, Felix Maritaud, Aloise Sauvage, del 2017. Musica di Arnauld Rebotini –

120 battiti al minuto è un film che fa soffrire, una sorta di docu-film, un rendiconto di ciò che sono state le battaglie degli ACT UP-Paris, un’associazione di attivisti nata all’interno della comunità gay per difendere i diritti dei malati di Aids. Quest’associazione, nata prima in America poi in Francia alla fine degli anni ’80, aveva come obiettivi quelli di rendere pubblico il problema del SIDA, la propaganda dei metodi di prevenzione, le richieste di ulteriori finanziamenti per la ricerca di cure, e prendere atto che una percentuale sempre più vasta di persone stava contraendo la malattia. Bisogna ricordare che in quegli anni, perfino la laicissima Francia aveva risentito dell’atteggiamento del papa Giovanni Paolo II contro l’uso del preservativo.
Siamo nei primissimi anni ’90 durante la seconda presidenza di François Mitterand e la Francia era appena stata colpita dal terribile scandalo del sangue infetto. Il fenomeno dell’AIDS era ignorato in quanto considerato la malattia degli omosessuali, delle prostitute e degli immigrati, quindi non degno di nota. Anzi, lo Stato sembrava quasi far sentire in colpa i malati come se contrarre quella malattia fosse una vergogna. In un certo senso, fu un caso d’ingiustizia sociale aggravata dai ritardi colpevoli delle case farmaceutiche. È sicuramente coraggiosa la scelta del regista di focalizzare il dibattito politico prevalentemente nelle animate assemblee di ACT UP-Paris mostrando anche qualche manifestazione “creativa”. Infatti, gli ACT UP hanno realmente lanciato sangue finto e messo un gigantesco preservativo rosa sull’Obelisco di Place de La Concorde.
Il film descrive la storia d’amore tra Sean e Nathan che è affettuosa e commuove. Sean, il bravissimo Nahuel Pérez Biscayart, è un giovane omosessuale di padre cileno e di madre francese, vivace, combattivo, sempre pieno di nuove idee, ma malato di AIDS. Nathan (Arnaud Valois) invece è del sud della Francia – come Robin Campillo – anche lui omosessuale ma ancora sano. Hanno un bel rapporto di attrazione reciproca e, alla fine, Nathan si farà carico in prima persona di tutta la malattia del compagno.
Il regista rappresenta la sessualità maschile in modo forte ma anche irruente, vista un po’ come “sfogo” in un paio di casi molto espliciti come nell’incontro all’ospedale tra Sean e Nathan, oppure nel rapporto tra Nathan e Tribault (Antoine Reinartz) la notte dopo la morte di Sean. Le immagini forti come i balli in discoteca accentuano questo carattere di essere un po’ “fuori dal mondo” di chi non era inquadrato tra i “normali”, ma anche l’esplosione di voglia di vivere. I “120 battiti al minuto” sono quelli della musica pop anni ’90 e dei gruppi electroclash come ad esempio All you need is techno di Arnaud Rebotini.
Robin Campillo è uno sceneggiatore e montatore francese alla sua terza regia. Vincitore del Grand Prix della Giuria all’ultimo festival di Cannes, 120 battiti al minuto è stato scelto per rappresentare la Francia al prossimo premio Oscar 2018. Pedro Aldomóvar così ha dichiarato «Ho amato il film dal primo all’ultimo minuto perché ci sono raccontate le storie di eroi veri che hanno salvato molte vite».

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