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produrre e consumare tra pubblico e privato

Le mamme “normali” contro Gelmini

5 Maggio 2010
Pubblicato su "Europa" il 5 maggio 2010
di Franca Fossati

Incauta Gelmini: poco più di una settimana dopo il parto di Emma Wanda ha pontificato sulla maternità e scatenato sul web le mamme d’Italia. Nell’intervista rilasciata a Io Donna dalla sua casa sul lago di Garda ha annunciato che tornerà subito a Roma, al Ministero, con poppante al seguito. E, di fronte all’intervistatore che le faceva notare come per le donne “normali” sia obbligatorio il congedo di maternità, ha ammesso che per una donna “normale” è più difficile, ma ha aggiunto che “bisogna accettare di fare sacrifici” e che restare a casa dopo il parto è “un privilegio”.
Non l’avesse mai detto. Ha chiamato “privilegio” ciò che invece è un “diritto”? Decine di donne hanno scritto sui Blog e sul Forum del Corriere della sera la loro indignazione, tanto che il quotidiano ha dovuto tornare sul tema ammettendo che “il ministro divide Internet” (1 maggio).
Anna scrive: “A chi può lasciare un bambino di un mese una normale mamma che lavora? Lo sa il ministro che in Italia mancano gli asili nido? Che i nidi hanno orari incompatibili con gli orari di lavoro?”. E “mamma felice”, sull’omonimo blog, scrive: “come è possibile che a qualunque madre italiana (persino quando purtroppo il figlio non sopravvive al parto) sia impedito tornare al lavoro prima della fine del congedo obbligatorio, e lei invece possa farlo?”. Il vero privilegio, aggiunge, con gli applausi di moltissime blogger (di destra e di sinistra), “è quello di poter scegliere che tipo di madre essere”. Poter scegliere innanzitutto di essere madri, dicono le più giovani, visto che il lavoro, se c’è, è precario, gli asili non ci sono e le nonne non hanno tempo.
“Ma che messaggio si vuol dare alle donne? – si chiede accorata chi gestisce il sito mammeacrobate.com– Che la devozione al lavoro deve essere più forte della devozione verso il proprio figlio?”. Severissima Cecilia M.Calamani su cronachelaiche.it : “Probabilmente lei, cara Ministra non sa neanche cosa significhi, con uno stipendio da operaia o da impiegata, avere un figlio… Con quale coraggio, e soprattutto con quale faccia, chiede alle lavoratrici madri dei sacrifici?”. E se la parlamentare Pd Anna Serafini ricorda che la legge prevede il congedo “per aiutare la crescita equilibrata del bambino nei suoi primi mesi di vita” (tecnicadellascuola.it), Annalisa Terranova su Il Secolo d’Italia ( 1 maggio) si domanda se a ispirare la ministra sia “un esagerato efficientismo”, “una sorta di proto femminismo rampante” oppure “un pregiudizio contro lo stato sociale” o “una visione aziendale della maternità”.

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