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Il doppio messaggio di Rachida

18 Gennaio 2009
di Franca Fossati

“Bastava per capire la grandezza di questa ragazza caparbia, guardarla mentre lasciava l’ospedale: smalto nero, rossetto rosso, mento in alto e stretto al petto il port enfant di seta con dentro Zohra, la bimba che tutti vogliono vedere per scoprire da quale potente della terra ha ereditato i lineamenti..”: il pezzo di Annalena (Benini) su Il Foglio (9 gennaio) canta il trionfo di Rachida Dati, la ministra francese tornata al lavoro cinque giorni dopo il parto cesareo.
Immagine da fiaba moderna, icona dell’onnipotenza femminile. La figlia di immigrati poveri che diventa ministra. Sposata con nessuno, madre single a 43 anni. Bella, elegante, coraggiosa. Insomma, “una grande donna, o un grand’uomo, o tutt’e due, se preferite” (Maria Giovanna Maglie, Il Giornale, 11 gennaio). Sembra la conferma vivente del discorso delle femministe della Libreria di Milano: ecco la donna del doppio sì, alla maternità e al lavoro.
Ma alle donne, per lo meno a molte, la passeggiata di Rachida sui tacchi a stiletto non è piaciuta. Ha dato un “cattivo esempio”, dicono le francesi, non rispettando il codice del lavoro che le donne si sono conquistate (Apcom, 9 gennaio). “Non ha avuto scelta”, giustifica ma non troppo Marie-Pierre Martinez, “era in gioco la sua carriera”. “L’ha costretta Sarkozy annunciando la riforma della giustizia”: questa è anche la tesi, certo non imparziale, di Ségolène Royal (La Repubblica, 12 gennaio). “Ha sparigliato da combattente senza scrupoli” (M.Laura Rodotà, Corriere della sera,10 gennaio). “Si è maschilizzata come le altre donne di potere” (Elettra Deiana su La Stampa, 10 gennaio). “Troppa ansia da prestazione”, è “la sindrome della prima della classe” (Vera Montanari, Grazia).
Ritanna Armeni, che pure ammira “il modello vincente e sicuro che Rachida vuole dare” e ricorda di aver fatto una scelta analoga spinta dalla passione politica e dal desiderio di emancipazione, aggiunge che c’è da temere l’uso che di quel modello si potrebbe fare (Il Riformista, 11 gennaio). Femministe invidiose, come scrive Alessandra Servidori su Il Tempo (12 gennaio)? Oppure c’è davvero qualcosa di sospetto nell’entusiasmo cresciuto intorno a Rachida? Come se il messaggio fosse: vedete, siamo tutti uguali, donne e uomini, basta con il discorso della “differenza”.
Quella delle donne è secondaria, il loro corpo serve per far crescere embrioni, la maternità consiste nello scodellare bambini e poco di più, l’organizzazione della vita e del lavoro vanno bene così come sono. Modellata sui maschi. La tipica “trappola dell’uguaglianza” (Letizia Paolozzi, donnealtri.it).

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