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Luisa Muraro ricorda Angela Putino

18 gennaio 2007
di Luisa Muraro

Angela Putino è morta l’altro ieri (Angela, scusami se parlo così di te, non avrei mai voluto, toccava a te, semmai, più giovane di me). Oggi viene sepolta ed è un gran lutto per la cerchia delle amiche e degli amici, come anche per la città di Napoli, che saprà come renderle onore. Lei è morta, ci restano i ricordi e i suoi libri, questi da leggere, studiare e commentare, quelli da mettere in comune: ciascuna, ciascuno ha il suo tesoro. Comincio io. La vidi e l’ascoltai per la prima volta quasi trent’anni fa, nel centro culturale «Virginia Woolf» di Roma, e precisamente nella sede del Buon Pastore, che adesso, interamente ristrutturata, è diventata la Casa internazionale delle donne.
All’epoca l’edificio era solo parzialmente agibile. Angela parlava di Simone Weil, il cui pensiero era allora e sarebbe rimasto al centro della sua riflessione. Ho il ricordo vivissimo di una donna incredibilmente piccola ed eloquente. Era infatti di piccola statura e all’epoca molto magra, graziosissima nelle sue movenze, il viso intelligente illuminato da un sorriso che non si spegneva mai completamente, e parlava con una eloquenza veramente rara, perché profonda e precisa nelle cose che diceva, quanto veloce e fluente, senza il soccorso di un solo appunto scritto. Questa resterà una caratteristica delle sue esposizioni, ma con il tempo ella imparò ad essere più indulgente verso i limiti intellettuali del suo pubblico, nel quale comprendo anche me.
Confesso, infatti, che quel giorno al Buon Pastore come tante altre volte poi, ho avuto difficoltà a cogliere pienamente quello che voleva dire e a volte non ci sarei riuscita senza l’aiuto dei suoi testi. Non che fosse astrusa o esoterica, era velocissima e mirava sempre a qualcosa, senza divagare. Il suo pensiero faceva tagli netti. Un solo esempio: negli anni del femminismo trionfante, ella scrisse e parlò intorno alla figura della donna guerriera, contrastando efficacemente l’inclinazione ai discorsi e agli atteggiamenti del risentimento femminile. Si deve ad Angela l’incontro con un testo che siamo molte a considerare importante anche per la politica delle donne, L’arte della guerra di Sun Tzu. Nella copia della mia biblioteca personale, trovo inserito il programma di un seminario residenziale del 1991, «Esercizi spirituali per giovani guerriere», guidato da lei. Su questo registro, forse per un ironico commento al proprio aspetto fisico o al mio gusto per l’immaginario medievale, ella un giorno mi chiese di farmi da scudiero. Ma non era solo per ridere, nella sua proposta c’era qualcosa di molto serio, di cui ho colto almeno questo, la sua preferenza per associarsi ad un’altra donna.
Al tempo del «Virginia Woolf», ci fu il legame con Alessandra Bocchetti, una delle fondatrici del Centro. Per tutto il tempo in cui frequentò la comunità filosofica Diotima, con scambi frequenti fra l’università di Verona e quella di Napoli, si accompagnò a Giovanna Borrello. Altre socie ha avuto sicuramente, io evoco vicende di un’esistenza umanamente molto ricca che conosco solo in parte; per esempio, devo sorvolare sulla vita di Angela all’università di Salerno, dove ha insegnato per molti anni. Recentemente, so che ha dato vita a un sito, adateoriafemminista.it insieme a Lucia Mastrodomenico, con la quale aveva fatto anche la rivista «Madrigale», anche questo un luogo di ricerca teorica. Per un caso strano e doloroso, la morte non ha rotto quest’ultima associazione ma, al contrario, l’ha resa definitiva: Lucia infatti è morta solo due settimane fa, all’età di 56 anni.
Ed ora l’eredità della studiosa, gli scritti, limitandomi a quelli che ho nella mia biblioteca: oltre ai contributi nei libri di Diotima (come La cura di sé in La sapienza di partire da sé, Liguori, Napoli 1996, che documenta il suo interesse per Michael Foucault) e a Amiche mie isteriche (Cronopio, 1998), un posto importante occupa Simone Weil e la passione di Dio. Il ritmo divino nell’uomo (Dehoniane, Bologna 1997), preceduto da articoli su riviste e da un convegno che a sua volta ha prodotto un libro curato da Angela insieme a Sergio Sorrentino: Obbedire al tempo. L’attesa nel pensiero filosofico, politico e religioso di Simone Weil (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995), per arrivare all’ultimo libro, che rappresenta una nuova tappa nella sua riflessione filosofica: Simone Weil. Un’intima estraneità (Città aperta,) 2006).
Sì, bisogna riconoscere che, nella ricerca filosofica, dall’inizio alla fine, Angela Putino ha avuto un’unica, grande socia, l’autrice dei Quaderni. E ora che le vedo insieme, vedo anche che si assomigliano.

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