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relazioni politiche, dal quartiere al mondo

Se non posso ballare non è la mia rivoluzione

14 Ottobre 2011

Riceviamo da Stefano Ciccone questo testo in previsione della manifestazione romana di sabato 15 ottobre:

Se non posso ballare, non è la mia rivoluzione

Lettera aperta sulla mobilitazione internazionale del 15 OTTOBRE 2011

Le donne e gli uomini del collettivo Riprendiamoci la politica invitano tutt* a partecipare alla manifestazione di sabato e si associano ai molti appelli lanciati in questi giorni dai gruppi e dalle associazioni nonviolente e femministe.

Saremo in piazza, assieme a student*, lavorat*, immigrat*, con i nostri corpi, con i nostri diritti, con i nostri bisogni e le necessità quotidiane, per sostenere che non siamo noi a dover pagare le scelte economiche, sociali e politiche di chi ha determinato la crisi.

La crisi non è un evento naturale e le risposte non sono obbligate e inevitabili. La crisi non è frutto di un complotto ma di un modello di consumo e di produzione insostenibili, dal governo neoliberista della globalizzazione che produce soprusi e delle ingiustizie in tutte le parti del mondo  e colonizza i nostri desideri e la nostra socialità.

Parteciperemo al corteo romano raccogliendo l’invito di promosso da Antagonismogay, Laboratorio Smaschieramenti, MIT Movimento Identità Transessuali e Sexyschock, a costruire uno spezzone femminista e GLBT, perché condividiamo le pratiche partecipative e le forme di mobilitazione che caratterizzano queste culture politiche; perché siamo lontan* dai militari e da chi li imita, perché non ci riconosciamo in chi scende in piazza col volto coperto, lancia bottiglie, incendia cassonetti e sfonda i cordoni della polizia.

Queste modalità di piazza sono politicamente controproducenti e  culturalmente subalterne: rimandano ai modelli virilistici e ai più beceri stereotipi machisti che ogni giorno combattiamo; sono omologanti e irrispettosi della irriducibile singolarità e della libertà di ognun*.

Le forme di lotte e i linguaggi che mettiamo in campo sono parte della nostra politica, della nostra cultura.

Vogliamo trasformare la rabbia in politica, esprimere la nostra creatività e autonomia.

La radicalità non si misura sulla disponibilità allo scontro in piazza. Le storie e le esperienze di lotta dei movimenti femministi, nonviolenti e GLBT ci dicono che la radicalità delle proprie ragioni e del proprio desiderio di trasformazione si misura sulla capacità di produrre proposte innovative rispetto all’ordine delle cose, smascherando logiche di dominio, norme e regole date per “naturali” e per questo invisibili.

Non abbiamo solo da urlare la nostra rivolta; abbiamo da far valere le nostre buone ragioni, le nostre storie e culture, la nostra alternativa al neoliberismo.

Riprendiamoci la politica, perché se non possiamo ballare, non è la nostra rivoluzione.

Appuntamento sabato 15 alle 14 in Piazza Esedra- Roma- Per adesioni e comunicazioni: [email protected].com;  [email protected]

 

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