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relazioni politiche, dal quartiere al mondo

Auguri, ma non brindo alle primarie

24 Dicembre 2012
di Letizia Paolozzi

Arrivano i messaggi di auguri per Natale. Quanti e quante si candidano alle primarie del centrosinistra, si aggrappano alla nascita del Bambinello per annunciare: “Sono stato incerto fino all’ultimo momento. Pur essendo candidabile dal Pd senza ricorrere alla deroga, avevo pensato di ritirarmi in buon ordine. Ma non si può mancare ad una campagna elettorale così difficile e importante. Saranno elezioni costituenti, come quelle del ’48 per la Prima Repubblica e quelle del ’94 per la Seconda. Se ciascuno di voi durante le feste, magari cogliendo l’occasione degli auguri, promuove dieci voti a mio favore ce la possiamo fare”.

Ancora: “Ho deciso di candidarmi alle primarie per la selezione dei candidati di Sel. Metto a disposizione la mia esperienza di questi anni, di donna, di amministratrice, e, soprattutto, la mia passione di una vita per la dimensione pubblica, per il mondo che condividiamo, per la politica. Del resto, anche in questi anni di impegno amministrativo non ho resistito alla necessità di essere anche altrove – con Se non ora quando? a Roma e in altre centinaia di piazze il 13 febbraio 2011”.

Sulla voglia femminile di partecipare, sulla sicurezza che attraverso la loro partecipazione modificheranno lo stato della politica, varrà la pena di ragionare più a fondo. Intanto osservo che la componente femminile degli staff renziani, bersaniani è stata sempre in prima linea nella comunicazione televisiva e mai ha mostrato un qualche dubbio dedicandosi “anema e core” alla recita agiografica dei vari pregi del “capo”.

Strane le donne. Il fatto di non mostrare dei dubbi riguarda anche l’audience femminile di Silvio Berlusconi. Ha notato Aldo Grasso sul “Corriere della Sera” che in queste giornate di apparizioni a getto continuo dell’ex premier, il pubblico disposto ancora ad ascoltarlo sia stato in maggioranza composto dal gentil sesso (62% a “Domenica Live” con share sul target femminile che ha toccato il 18 %). 60% a “Quinta colonna” e ancora 60% da Bruno Vespa. Più pazienti, fedeli, affezionate, gregarie?

Comunque, viva le primarie? Sarebbero, secondo molti, un antidoto alla politica personale, alla personalizzazione della leadership. Dicono (i media principalmente) che in questo modo ci si misura con il consenso. In genere, maschi e femmine nel centrosinistra (ovvero tra i tre milioni che hanno votato per il premier) sostengono che “la scelta di svolgere le elezioni primarie per i candidati al Parlamento italiano rappresenta un primo passo importante nella rigenerazione della politica e della democrazia italiana che compensa, in qualche modo, la mancata riforma elettorale e l’impossibilità, con l’attuale legge, di costruire un rapporto significativo tra parlamentari ed elettori”.

Sul serio rigenerazione della politica? Ho l’impressione piuttosto che la mannaia dei tempi abbia impedito la produzione di un orientamento più sensato (quale sia il progetto per il Paese, per le donne e gli uomini che ci vivono e che ne è del vecchio contratto sociale, modellato sul maschio bianco, adulto, se sia ancora valida l’idea che ognuno di noi si definisce attraverso il lavoro e se non sarebbe più utile, al giorno d’oggi, mettere al centro  la vita e le relazioni e di queste relazioni averne cura), con il risultato che l’unico elemento programmatico che lega Pd, Sel, sinistre varie, movimento degli Arancioni, Alba, “Cambiare si può”, consiste nella democrazia rappresentativa. Nelle primarie entro la democrazia rappresentativa.

La quale democrazia non tiene conto (se non nei conti delle quote) che esistono gli uomini e esistono le donne. Con la loro differenza. Con quel “Primum vivere, anche nella crisi” di cui molte donne hanno discusso nell’incontro di Paestum.

Se il duello Bersani-Renzi aveva suscitato attesa, curiosità (“Un’esperienza di partecipazione popolare ammirata in tutta Europa che ha restituito dignità alla politica” ha detto qualcuno, magari un po’ esagerando), queste primarie di collegio e circoscrizione sono tutt’altro affare. Soffiano sul disprezzo per i “derogati” (ad esempio, la caccia a Rosy Bindi che pure, grazie alla risposta a Berlusconi: “Non sono a disposizione” era portata in giro come la Madonna Pellegrina). Sottolineano la sconfitta di un gruppo dirigente che non si assume la responsabilità di scegliere, di decidere. Che un po’ se la tira e un po’ se la canta, nascondendosi dietro al “territorio”, al numero delle “firme”, invitando i candidati alle primarie a “correre” per il consenso di chi magari li ha intravisti una volta in televisione.

Di qui il dubbio che di novità queste primarie non ne portino poi tante. Che stiano per trasformarsi in una pratica ripetitiva, incapace di portare gli eventuali elettori ad appassionarsi per l’ennesima telenovela elettorale. Va bene che rispetto agli altri partiti (Pdl, Udc, etc.) almeno qui, nel centrosinistra, ti garantiscono che puoi esprimerti sui nomi: ma escludere lo spirito critico, affidarsi alla chiacchiera, a un po’ di belletto sull’ incapacità dei partiti di riformare una legge elettorale esecrata a parole da tutti, non sarà un’ulteriore neutralizzazione della politica?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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