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Monica Luongo ha
lavorato all’Unità per 12 anni. Oggi è free lance, consulente per i
media di alcune ong italiane, osservatrice elettorale per il Ministero
degli Esteri.
Si interessa sempre di questioni femminili
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Alberto Leiss
ha lavorato all'Unità dal 1974 al 2000, e poi come free-lance.
Attualmente è direttore della Comunicazione del Comune di Genova. Ha
sempre cercato di fare un giornalismo politico non completamente preda
del giornalismo e della politica.
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Letizia Paolozzi
ha lavorato all’Unità dal 1980 al 2000. Ha diretto la pagina “L’una e
l’altro” sui rapporti tra i sessi, la parità e la differenza. Ha
scritto saggi sull'informazione e il femminismo
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Bia Sarasini,
giornalista, ha scritto e condotto programmi di informazione e cultura
per Radiotre. Per sei anni è stata la direttrice di "Noidonne". Oggi è
free-lance e consulente, scrive tra l’altro per il SecoloXIX, il
quotidiano di Genova, la città dove è nata.
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Chi siamo
Siamo
giornaliste e giornalisti convinti che l’informazione quotidiana,
nonostante i suoi grandi cambiamenti, continui a essere indirizzata a
un lettore-utente apparentemente neutro, ma in realtà di genere
maschile. Questo meccanismo finisce per produrre una certa gerarchia (e
selezione) delle notizie. Un panorama informativo per grandi linee
dedicato al lettore.
E la lettrice?
Per lei, se
va bene, esistono, sparsi nelle varie pagine dei quotidiani (mai o
quasi mai nel “primo sfoglio”) altri temi: stili di vita, consumi,
salute, lavoro, famiglie, bambini. Molte sono le notizie tralasciate, o
appena sfiorate quando riguardano la vita delle donne. E' documentato
che nella nostra informazione su sei personaggi dei quali si narrano la
vita, le avventure, si raccolgono i giudizi, si amplificano le
polemiche, solo una è donna.
Certo, il femminile irrompe sulla scena mediatica quando gli eventi
spezzano le certezze più radicate: la mamma assassina, i nuovi modi di
riprodursi consentiti dalla tecnologia e mal regolati dalla legge, lo
scandalo del burqa nella guerra tra occidente e oriente, le ragazze
kamikaze, le "vedove nere" della Cecenia. Eccessi che fatichiamo a
inscrivere in un sistema di opinioni consolidate. Manca, per lo più, il
racconto della normalità delle donne, dell' essere donna, il racconto
del « normale » mutamento nei rapporti tra i sessi nella nostra e nelle
altre società. Noi
scommettiamo sulla possibilità che questa situazione cambi. Del resto,
non mancano significativi segnali della volontà di riconoscere una
nuova opinione pubblica femminile da parte di alcuni media. Tra
noi della redazione esistono scambi e esperienze di lavoro
giornalistico che sono state comuni (per esempio, la storia di
“Noidonne”, o l’esperienza della pagina dell’Unità “L’una e l’altro”).
Naturalmente, abbiamo opinioni e posizioni diverse. Non le
nasconderemo, quando ci sembreranno interessanti. D’altronde, non
vogliamo coprire “tutto sulle donne”, né operare discriminazioni alla
rovescia. Nessun progetto “totale”. Ma scelta, selezione,
approfondimenti, e apertura al confronto. Allo scontro, se necessario,
nella rete e fuori della rete, ma per contribuire a costruire una nuova
civiltà della conversazione, contro strumentalismi e fondamentalismi
che inquinano il discorso pubblico.
Insieme a quante e quanti
vorranno costruire con noi questo progetto, cercheremo relazioni
motivate piuttosto che dal denaro, dal gioco, dalla passione, e dal
piacere di scoprire pratiche sociali innovatrici. Ci piacerebbe
un’informazione che dei conflitti che attraversano la vita - la vita
sociale, sentimentale, politica - faccia terreno di approfondimento e
di scavo. Proviamo stanchezza per una scena mediatica sempre più simile
a un pranzo di famiglia, dove nessuno ascolta chi parla, perché per
ciascuno esiste già la casella, il giudizio, l’etichetta, la frase
fatta.
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