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		<title>A Torreglia il 25 e 26 maggio: Che cosa blocca il desiderio di cambiamento?</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 17:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoleiss</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I seminari organizzati annualmente, prima a Asolo, poi a Torreglia, dalla associazione “Identità e differenza”, compiono 25 anni. L’iniziativa di quest’anno si svolge a Torreglia il 25 e 26 maggio (si può pernottare dalla sera del 24) e ha per tema: “Desiderio di cambiamento” e come sottotitolo “Ostacoli che lo limitano”. Da molti anni al centro della riflessione e dello scambio in questi seminari sono le relazioni tra uomini e donne, il pensiero della differenza, il desiderio di basare su queste pratiche e queste teorie una nuova politica. “A tutte e tutti noi – si legge nel testo che convoca l’incontro  2013– è presente la rivoluzione simbolica operata dalla consapevolezza della differenza sessuale e che questa è punto di partenza e principio politico e esistenziale. Ma un nodo continua a presentarsi: la difficoltà di praticare in prima persona la differenza e favorire questa presa di coscienza in altri, là dove si opera. Il linguaggio ufficiale non ha gesti né parole per significare pubblicamente l’essere donna-uomo nella loro rispettiva differenza, libertà dignità”. Questi nodi, questi ostacoli, sono ben visibili nella politica dei partiti e delle istituzioni, dove la presenza femminile maggiore non sembra ancora rompere gli equivoci dell’”universale neutro” e scambia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I seminari organizzati annualmente, prima a Asolo, poi a Torreglia, dalla associazione “Identità e differenza”, compiono 25 anni. L’iniziativa di quest’anno si svolge a Torreglia il 25 e 26 maggio (si può pernottare dalla sera del 24) e ha per tema: “Desiderio di cambiamento” e come sottotitolo “Ostacoli che lo limitano”.</p>
<p>Da molti anni al centro della riflessione e dello scambio in questi seminari sono le relazioni tra uomini e donne, il pensiero della differenza, il desiderio di basare su queste pratiche e queste teorie una nuova politica.</p>
<p>“A tutte e tutti noi – si legge nel testo che convoca l’incontro  2013– è presente la rivoluzione simbolica operata dalla consapevolezza della differenza sessuale e che questa è punto di partenza e principio politico e esistenziale. Ma un nodo continua a presentarsi: la difficoltà di praticare in prima persona la differenza e favorire questa presa di coscienza in altri, là dove si opera. Il linguaggio ufficiale non ha gesti né parole per significare pubblicamente l’essere donna-uomo nella loro rispettiva differenza, libertà dignità”.</p>
<p>Questi nodi, questi ostacoli, sono ben visibili nella politica dei partiti e delle istituzioni, dove la presenza femminile maggiore non sembra ancora rompere gli equivoci dell’”universale neutro” e scambia la differenza per discriminazione, mentre gli uomini appaiono del tutto inconsapevoli della dimensione prevalentemente maschile della crisi che attanaglia la politica.</p>
<p>E anche nei movimenti più critici verso l’attuale assetto sociale ( decrescita, ecologismo, pacifismo, volontariato sociale ecc.) stenta a affermarsi una realtà di relazioni tra persone consapevoli della differenza come leva di un desiderio di libertà. Questi interrogativi e l’analisi di varie esperienze compiute e in corso saranno al centro del seminario di quest’anno.</p>
<p>Chi vuole saperne di più o volesse partecipare può consultare il sito</p>
<p><a href="http://www.identitaedifferenza.it/">http://www.identitaedifferenza.it/</a></p>
<p>e scrivere a <a href="mailto:adrarca1@gmail.com">adrarca1@gmail.com</a>  oppure a <a href="mailto:marco_sacco@libero.it">marco_sacco@libero.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Questo è dolore</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 00:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biasarasini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anima / Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Cura del vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[È perentorio, secco come un ordine Questo non è amore, il titolo del volume scritto dalle giornaliste del blog del Corriere della sera 27esima ora. Un libro-inchiesta, che raccoglie venti storie di donne in lotta con una quotidianità fatta di botte, gelosia feroce, soprusi, ferimenti, stupri, ma anche voci di uomini “maltrattanti”, accanto a chi lavora nella rete sociale e istituzionale che accoglie e protegge le donne. Magistrati, poliziotti, medici, avvocate. Un titolo che va dritto al cuore del problema, al nodo da sciogliere. Il punto che è il passo fondamentale da compiere. Sia per le singole donne che cercano la propria libertà, sia per la società, la cultura. Non è amore. Botte, sadismi, urla non sono amore. Asciutto nello stile, come nella migliore tradizione giornalistica, il libro non è facile da leggere. Oltre che raccontare i fatti, le giornaliste coordinate da Giovanna Pezzuoli e Luisa Pronzato (Laura Ballio, Alessandra Coppola, Corinna De Cesare, Carlotta De Leo, Giusi Fasano, Angela Frenda, Sara Gandolfi, Paola Pica, Rita Querzè, Marta Serafini, Elena Tebano, Stefania Ulivi, Maria Luisa Villa), entrano nei sentimenti, nel mondo interno di chi parla. Non solo è duro leggere di Veronica, ammazzata a 19 anni dall’ex fidanzato con un colpo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È perentorio, secco come un ordine <em>Questo non è amore</em>, il titolo del volume scritto dalle giornaliste del blog del Corriere della sera <a href="http://27esimaora.corriere.it/">27esima ora</a>. Un libro-inchiesta, che raccoglie venti storie di donne in lotta con una quotidianità fatta di botte, gelosia feroce, soprusi, ferimenti, stupri, ma anche voci di uomini “maltrattanti”, accanto a chi lavora nella rete sociale e istituzionale che accoglie e protegge le donne. Magistrati, poliziotti, medici, avvocate. Un titolo che va dritto al cuore del problema, al nodo da sciogliere. Il punto che è il passo fondamentale da compiere. Sia per le singole donne che cercano la propria libertà, sia per la società, la cultura. Non è amore. Botte, sadismi, urla non sono amore.</p>
<p>Asciutto nello stile, come nella migliore tradizione giornalistica, il libro non è facile da leggere. Oltre che raccontare i fatti, le giornaliste coordinate da Giovanna Pezzuoli e Luisa Pronzato (Laura Ballio, Alessandra Coppola, Corinna De Cesare, Carlotta De Leo, Giusi Fasano, Angela Frenda, Sara Gandolfi, Paola Pica, Rita Querzè, Marta Serafini, Elena Tebano, Stefania Ulivi, Maria Luisa Villa), entrano nei sentimenti, nel mondo interno di chi parla.</p>
<p>Non solo è duro leggere di Veronica, ammazzata a 19 anni dall’ex fidanzato con un colpo alla testa, l&#8217;unico caso di morte che viene raccontato. Un femminicidio compiuto nel 2006 da un allievo della Guardia di Finanza. Uno che «dopo essere stato lasciato per 7 mesi non l’aveva mai chiamata”, racconta la madre di Veronica, che non si dà pace.</p>
<p>Lo è altrettanto seguire la storia di Elena, violentata per anni da un marito-orco che costringeva i figli a guardare e che una sera le ha quasi spaccato la testa contro un calorifero. “C’era sangue dappertutto. Mi ricordo solo che la piccola gridava: mamma non morire, ti prego. E io credevo che ci avrebbe ammazzati tutti”. Donne che vengono protette, di cui non si rivela il vero nome. Tutte, tranne una: Ileana Zacchetti, assessore alle Politiche sociali e alle Pari opportunità del Comune di Opera, nel milanese: “L’ho fatto per andare fino in fondo. Per le mie due figlie. E per senso di responsabilità nei confronti del mio ruolo di amministratrice”.</p>
<p>Perfino più difficile, quasi penoso è ascoltare gli altri. L’uomo che dice: «le volevo stringere il collo», ma anche il poliziotto, ora esperto nell’accogliere e sostener le donne maltrattate, che ricorda come all’inizio gli fosse facile pensare: ma cosa hai fatto per farti ridurre così.</p>
<p>E anche le magistrate, le avvocate, le mediche. Nessuna nasconde la fatica, il peso di occuparsi di queste vite segnate da una sofferenza.</p>
<p>Talmente faticoso, prendersi cura di questo dolore, che parte del lavoro è fare in modo di mettersi sempre in una posizione non giudicante. Non giudicare le donne che tornano, tornano sempre dall’uomo che le perseguita, le massacra. Non giudicarle quando, dopo essere andate via, si ripresentano: alla polizia, al centro di accoglienza. Riprovare di nuovo, con loro, riprovare ad aiutarle a trovare una strada.</p>
<p>Ecco, il libro, che è uno strumento prezioso e fornisce indirizzi utili e tutti i riferimenti possibili,  dice con chiarezza la verità di fondo, quella che è così difficile da accettare, da capire, quella da cui si può ripartire.</p>
<p>Questo non è amore, questo è dolore.</p>
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<p>27ora, <a href="http://http//www.ibs.it/code/9788831715157/questo-non-e.html"><em>Questo non è amore. Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne</em></a>, a cura di Giovanna Pezzuoli e Luisa Pronzato, Marsilio, 270 pagine 16, 50 euro (le autrici devolvono i loro compensi al Centro Antiviolenza Biblioteca delle donne Melusine dell’Aquila)</p>
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		<title>L&#8217;esercizio dello Stato (paradossi politici italiani)</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 00:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoleiss</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel salone dorato di un palazzo del governo un enorme coccodrillo – un Caimano? – inghiotte una bella donna nuda. In realtà è lei che si offre, si mostra, e poi si dirige come attratta da un magnetismo irresistibile nelle fauci del mostro. E’ un sogno, un incubo che turba il sonno del Ministro. E’ la scena che apre l’omonimo film francese, il cui sottotitolo (era il titolo originale) suona “L&#8217;esercizio dello Stato”. Un esercizio, un servizio al quale si devono sacrificare bellezza, amore, desiderio profondo. Ben presto la storia ci racconta che l’esercizio del potere allontana anche dalla capacità di dire e di dirsi la verità. Il Ministro dei trasporti è un riformista moderato, non vorrebbe privatizzare le stazioni ferroviarie. Ha un capo di gabinetto bravissimo, un grande burocrate della alta scuola francese, che la pensa come lui. Ma saranno sconfitti. Il film è di due anni fa e ritrae, vista dalla Francia, la crisi economica che ci attanaglia. Il conflitto sociale si dirige anche qui contro la “casta” dei politici. Governare significa correre ogni giorno freneticamente nell’auto blu di servizio, sfinirsi di telefonate al cellulare, farsi dettare dalla abile portavoce e dal ghost writer ciò che è opportuno [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel salone dorato di un palazzo del governo un enorme coccodrillo – un Caimano? – inghiotte una bella donna nuda. In realtà è lei che si offre, si mostra, e poi si dirige come attratta da un magnetismo irresistibile nelle fauci del mostro.</p>
<p>E’ un sogno, un incubo che turba il sonno del Ministro. E’ la scena che apre l’omonimo film francese, il cui sottotitolo (era il titolo originale) suona “L&#8217;esercizio dello Stato”. Un esercizio, un servizio al quale si devono sacrificare bellezza, amore, desiderio profondo. Ben presto la storia ci racconta che l’esercizio del potere allontana anche dalla capacità di dire e di dirsi la verità.</p>
<p>Il Ministro dei trasporti è un riformista moderato, non vorrebbe privatizzare le stazioni ferroviarie. Ha un capo di gabinetto bravissimo, un grande burocrate della alta scuola francese, che la pensa come lui. Ma saranno sconfitti. Il film è di due anni fa e ritrae, vista dalla Francia, la crisi economica che ci attanaglia. Il conflitto sociale si dirige anche qui contro la “casta” dei politici. Governare significa correre ogni giorno freneticamente nell’auto blu di servizio, sfinirsi di telefonate al cellulare, farsi dettare dalla abile portavoce e dal ghost writer ciò che è opportuno dichiarare agli onnipresenti media, quale cravatta indossare in caso di incidente grave, gli occhi puntati al prossimo sondaggio.</p>
<p>A un certo punto diventa a suo modo centrale la figura di un disoccupato, un “uomo del popolo”, che sostituisce l’autista del Ministro (in congedo di paternità) partecipando a uno stage che lo Stato offre a chi ha perso il lavoro. Sarà il testimone muto del dramma quotidiano di un potere politico che perde forza e autorità: assediato da un lato dai nuovi poteri finanziari privati, dall’altro dagli operai in rivolta, e eroso dalla corruzione interna.</p>
<p>Nelle stanze di questo potere sono tutti uomini: le donne sono presenze di fredda, ancillare competenza. L’unica a dire in faccia al Ministro la sua rabbia contro la “casta” e la politica sarà la moglie – una giovane e fiera sarda &#8211; del nuovo autista, testimone sempre muto.</p>
<p>La macchina del ministro deve correre, correre sempre più veloce, anche imboccando per guadagnare tempo una nuova autostrada non ancora inaugurata, libera dal traffico. Una scelta fatale. C’è un terribile incidente, in cui l’autista-proletario perde la vita. Il Ministro, pieno di giustificati sensi di colpa, vorrebbe dire finalmente una sua verità, umana e politica, ai funerali. Ma preferirà recitarsela sottovoce, senza dichiarazioni pubbliche comunque inopportune. A quell’uomo silenzioso, alieno, si era in qualche modo affezionato. Era lo specchio del suo fallimento?</p>
<p>Il neo presidente del Consiglio italiano Enrico Letta ha affermato nel suo discorso programmatico di voler dire la verità, di cui ha evocato addirittura il valore “sovversivo” (chissà se pensava alla nota frase di Gramsci: “la verità è sempre rivoluzionaria”).  Nelle sue parole, a onor del vero, c’è stato ben poco di “sovversivo”. E nemmeno qualcosa immediatamente capace di riempire quel vuoto di verità e di comunicazione che si è creato tra “governanti” e “popolo”, come tra il Ministro e il suo sfortunato autista.</p>
<p>Piuttosto il suo elenco di cose da fare evidenzia ai miei occhi un primo paradosso: sembra vietato dirlo ma alcuni propositi in realtà sono condivisi da tutti i partiti, grillini inclusi, e dalla stragrande maggioranza degli elettori: cambiamento dell’IMU, interventi per l’occupazione e la cassa integrazione, riapertura del credito alle imprese, una qualche forma di reddito minimo garantito… e poi la “riforma della politica” di cui tanto si è parlato: taglio netto dei parlamentari, basta col bicameralismo perfetto, eliminazione delle Province, spazio al senato delle Autonomie, riduzione degli stipendi della “casta” ecc.</p>
<p>Per non dire che persino in alcune aree della sinistra tradizionalmente più ostile si comincia a considerare l’opportunità di regolare &#8211; magari con un modello “alla francese” &#8211; il presidenzialismo di fatto ( o “preterintenzionale”,  come ha aulicamente osservato Massimo Cacciari) che la rielezione di Napolitano, ma anche le forti passioni più o meno reticolari per Rodotà,  hanno messo in scena.</p>
<p>Infine, chi potrebbe contestare l’intenzione di spostare – almeno un poco &#8211; l’asse economico europeo, e quindi italiano, dall’austerità alla crescita e a una maggiore equità sociale?</p>
<p>Però il governo di “unità” spacca ugualmente il paese: almeno due terzi di chi ha votato voleva un “cambiamento”, affidato a Grillo, Vendola e Bersani. Ma loro, pur avendolo promesso e pur contando insieme un’ampia maggioranza parlamentare, non sono riusciti a mettersi d’accordo.  La rigidità di Grillo, la caparbietà e gli strani zig zag di Bersani hanno condotto al Napolitano bis e al governo Letta: è la “restaurazione” (“intelligente”, concede Vendola)! Altro che “cambiamento”!  Non si può certo credere che sia assicurato dalla più giovane età e dal maggior numero di donne (ma tutta la politica non dovrebbe interrogarsi più radicalmente sul senso comune che attribuisce valore al mutamento generazionale e al protagonismo femminile?).</p>
<p>Ma è “restaurazione” soprattutto perché il vero vincitore – dicono in molti &#8211; è Berlusconi.  Per Barbara Spinelli è lui il “Golia” evocato in modo un po’ stravagante dal nuovo presidente del Consiglio. E questa volta avrà la meglio sul “Davide” che lo affronta privo di armatura.  Concorda Rodotà: tutto il potere è tornato al Caimano!</p>
<p>Per me è un secondo paradosso.  Gli antiberlusconiani più determinati rischiano di restare accecati dalla figura del Cavaliere. Che si agita tanto perché ha paura dei processi e sa di essere un politico fallito (nonostante sia riuscito a restare in sella nel suo partito, pur perdendo 6 milioni di voti): basta leggere un po’ di giornali stranieri per rendersi conto che la cosa è discutibile e discussa. Aggiungo una prima bestemmia: non credo sia tecnicamente e giuridicamente possibile, ma se si trovasse una soluzione per salvarlo dalla galera e metterlo a riposo, sarebbe poi così male per tutti noi?</p>
<p>Terzo paradosso. Politici e media giocano irresponsabilmente con le parole, basta vedere quante ne sono state dette a sproposito sull’uomo che ha sparato ai due carabinieri a Montecitorio.  Non pochi intellettuali si esercitano da anni nel dipingere una “mutazione antropologica” che avrebbe inebetito il popolo. Eppure spesso elettori e cittadini, quando possono esprimersi, dimostrano maggiore buon senso e lungimiranza di chi dovrebbe guidarli. Esempio: la consultazione in rete dei grillini per il Quirinale. In un modo o nell’altro sono usciti nomi di persone tutte molto rispettabili, e almeno tre candidature – Bonino, Prodi, Rodotà – potevano consentire almeno il tentativo di un accordo col Pd, e nel caso di Bonino potenzialmente ancora più ampio. Non capisco perché Bersani non ci abbia provato prima di far scegliere a Berlusconi il nome di Marini…</p>
<p>Quarto paradosso. Il Pd ha sbagliato tutto, è caduto nell’imboscata dei “traditori” interni affossando Prodi, ha fallito, deludendo elettori e militanti e si dissolverà… Eppure errori, divisioni e lacerazioni sono anche leggibili come sintomi di una singolarissima vitalità, certo spinta sull’orlo dell’autodissoluzione.  Un caos incredibile che però alla fine trovo meno insopportabile della rigidità grillina e della subalternità all’unico padrone della destra. Ecco una seconda bestemmia: la sinistra data complessivamente per spacciata dal risultato elettorale e dall’esito del pasticcio quirinalizio potrebbe anche approfittare della eccezionale situazione che si è determinata. In fondo ha figure che le appartengono alle presidenze di Camera e Senato, a capo del governo, e – piaccia o non piaccia – alla presidenza della Repubblica. (Segnalo che nei primi sondaggi dopo la formazione del governo il Pd guadagna quasi 2 punti, Grillo è in calo e, se pur di poco, anche il Pdl&#8230;)</p>
<p>E qui siamo – per ora – all’ultimo paradosso. L’uomo dell’unità nazionale e delle “larghe intese”, che si è battuto una vita per spingere il vecchio anomalo Pci verso lidi socialdemocratici europei, si vede definire dalle biografie che si moltiplicano come “l’ultimo comunista”, che ha preso il potere come un monarca e – forse – ha salvato il paese… esercitandolo al servizio dello Stato.</p>
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		<title>Candidate nel deserto</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 17:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monicaluongo</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Punjab, Pakistan. Alle nove del mattino ci sono già 38 gradi, nella periferia urbana di B. due candidate indipendenti corrono per un seggio provinciale alle prossime elezioni che si terranno il prossimo 11 maggio. Un paese con 180 milioni di abitanti, di cui un terzo aventi diritto al voto è una macchina elettorale che spaventa ma che deve mostrarsi efficace ed efficiente di fronte al mondo, a cinque anni dalla morte di Benazir Buttho e della fine di Musharraf. Le strade periferiche sono strette e sterrate, le case sono di fango e mattoni, qualche famiglia riesce a tenere una mucca legata al muro di fronte casa. I bambini giocano in mezzo allo sterco degli animali, uno di loro sta succhiando due chiodi fissati su un pezzo di legno. Le candidate hanno in mano un mazzetto di volantini adesivi e bussano a ogni porta: parlano con le donne, nessuno le ha preparate alla politica eppure loro si sono candidate da sole in un paese dove la mano maschilista è ancora dura. Non hanno un manifesto, dicono soltanto alle altre: se votate per me qualcosa cambierà, avrai l’acqua in casa e l’elettricità. Le donne che le ascoltano a volte chiedono soldi in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Punjab, Pakistan. Alle nove del mattino ci sono già 38 gradi, nella periferia urbana di B. due candidate indipendenti corrono per un seggio provinciale alle prossime elezioni che si terranno il prossimo 11 maggio. Un paese con 180 milioni di abitanti, di cui un terzo aventi diritto al voto è una macchina elettorale che spaventa ma che deve mostrarsi efficace ed efficiente di fronte al mondo, a cinque anni dalla morte di Benazir Buttho e della fine di Musharraf.</p>
<p>Le strade periferiche sono strette e sterrate, le case sono di fango e mattoni, qualche famiglia riesce a tenere una mucca legata al muro di fronte casa. I bambini giocano in mezzo allo sterco degli animali, uno di loro sta succhiando due chiodi fissati su un pezzo di legno. Le candidate hanno in mano un mazzetto di volantini adesivi e bussano a ogni porta: parlano con le donne, nessuno le ha preparate alla politica eppure loro si sono candidate da sole in un paese dove la mano maschilista è ancora dura. Non hanno un manifesto, dicono soltanto alle altre: se votate per me qualcosa cambierà, avrai l’acqua in casa e l’elettricità. Le donne che le ascoltano a volte chiedono soldi in cambio di un voto, altre spiegano che voteranno un partito e non un volto. Che speranze può avere una candidata indipendente in un paese dove alle donne sono assegnati seggi in liste differenziate? Lei spiega che se vince poi si allea con i vincitori, concetto non facile da capire. Altre, più arrabbiate, ne approfittano per dire che nulla è cambiato che nulla cambierà.</p>
<p>Eppure, sotto il sole cocente, le due candidate non si scoraggiano, dietro di loro un giovane fratello che serve a proteggerle dalle rimostranze maschili del quartiere che non gradiscono le signore intraprendenti. Qui non siamo a Islamabad, Karachi, Lahore, siamo in una terra semi desertica, dove la legge vieta alle donne di indossare il burqa eppure molte lo portano anche in città. Qui, dove a fronte della poligamia (la legge consente a ogni uomo un massimo di quattro mogli) le donne si sono battute perché solo poco tempo fa l’adulterio non venisse più considerato reato, così come il sesso praticato tra maggiorenni non sposati. Dove le donne di uno dei partiti islamici lavorano con la minoranza cristiana cattolica e protestante per arrivare al numero maggiore di elettrici possibili. Una di loro, di cui vedo solo gli occhi, è medico, e nelle aree rurali fa porta a porta pregando le donne di rivolgersi a lei se vogliono abortire e di non farlo da sole. No, non è una candidata, ma approfitta del passaggio in auto per la sua personale campagna sulla salute riproduttiva.</p>
<p>La Aurat Foundation (<a href="http://www.af.org.pk/">http://www.af.org.pk/</a>), che segue le questioni di genere e parteciperà al monitoraggio elettorale, ha pubblicato un documento che evidenzia I temi caldi delle donne pakistane (povertà, istruzione, salute, violenza), parole che non compaiono nel programma di nessun partito.</p>
<p>Pure il Pakistan ha ratificato le principali convenzioni internazionali contro le discriminazioni femminili, ma ancora la politica non sembra accorgersi che guardare alle elettrici quantomeno significa avere più voti. E’ ancora troppo presto, chissà. Intanto nelle aree rurali è tempo di raccolta di grano: le donne lo tagliano, le donne se lo caricano in spalla, le donne lo ammucchiano sui trattori. Nel deserto del Cholistan (e in molte altre zone remote), in mezzo a splendide rovine archeologiche, gli uomini di casa non spendono soldi per i documenti di identità che servono a votare, oppure danno indicazioni di voto. Qui le donne e gli uomini del Cholistan Congress Council hanno lavorato per portare il numero delle votanti dal 3-5% del 2008 al potenziale 30-35% di quelle a venire, inshallah, a dio piacendo. Hanno usato i programmi radio, il teatro interattivo, hanno parlato e spiegato perché è importante votare a donne che non sono andate a scuola, che diventano spose a 12 anni, che rischiano di abortire se hanno concepito una bambina.</p>
<p>Le guardo, queste combattenti del deserto, e la loro tenacia mi lascia ammirata. Mi regalano una pesante <i>dupatta</i>,  lo scialle che copre il capo delle donne pakistane e indiane e avvolge il loro corpo. Sudo, le abbraccio, ci baciamo. Non mollate. Tranquilla, non molliamo.</p>
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		<title>Proposta a chi ama l&#8217;architettura</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 17:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoleiss</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Circa un anno fa ero a visitare Londra , con un gruppo ben organizzato di architette, architetti e urbanisti. In questa compagnia si era inserito il nostro gruppo un po’ speciale, composto  da due architette, una giornalista, un&#8217;avvocata, una economista, un&#8217;imprenditrice&#8230; ma farei prima a dire i nomi. Tutte di una età rispettabile, molti impegni, con diverse velocità, ma nessuna pigrizia . Gruppo eterogeneo ma affiatato, con denominatore comune essere amiche di Laura Gallucci, la più  geniale compagna di viaggio di tutti i tempi. Passione in  comune ? La modernità nella città, il fascino  dell&#8217;architettura  che non è lusso, ma possibilità di muovere i nostri corpi in modo inconsueto, comodo, a varie quote di altezza, con il principio  della  trasparenza che si materializza, le superfici che  sono morbide e adatte ai passi nostri, tutto è fatto per stimolare pensieri e movimenti. Persino i metalli eleganti, le luci che partono da punti strani, le dimensioni e le forme che ti fanno passere dallo &#8220;spaesamento&#8221; al ricordo&#8230; questo odore di nuovo che ti risveglia, ti mette le ali ai piedi. Senti  un benessere fisico. In quei giorni ascoltammo anche alcuni architetti  della municipalità  e programmazione urbana che ci  informarono di  come i cittadini avevano voce in capitolo sull&#8217;assetto urbano, e nei quartieri ci fossero iniziative autogestite sulla bellezza dei luoghi (piante, luci).  Io [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Circa un anno fa ero a visitare Londra , con un gruppo ben organizzato di architette, architetti e urbanisti.<br />
In questa compagnia si era inserito il nostro gruppo un po’ speciale, composto  da due architette, una giornalista, un&#8217;avvocata, una economista, un&#8217;imprenditrice&#8230; ma farei prima a dire i nomi. Tutte di una età rispettabile, molti impegni, con diverse velocità, ma nessuna pigrizia .<br />
Gruppo eterogeneo ma affiatato, con denominatore comune essere amiche di Laura Gallucci, la più  geniale compagna di viaggio di tutti i tempi.<br />
Passione in  comune ? La modernità nella città, il fascino  dell&#8217;architettura  che non è lusso, ma possibilità di muovere i nostri corpi in modo inconsueto, comodo, a varie quote di altezza, con il principio  della  trasparenza che si materializza, le superfici che  sono morbide e adatte ai passi nostri, tutto è fatto per stimolare pensieri e movimenti. Persino i metalli eleganti, le luci che partono da punti strani, le dimensioni e le forme che ti fanno passere dallo &#8220;spaesamento&#8221; al ricordo&#8230; questo odore di nuovo che ti risveglia, ti mette le ali ai piedi. Senti  un benessere fisico.<br />
In quei giorni ascoltammo anche alcuni architetti  della municipalità  e programmazione urbana che ci  informarono di  come i cittadini avevano voce in capitolo sull&#8217;assetto urbano, e nei quartieri ci fossero iniziative autogestite sulla bellezza dei luoghi (piante, luci).  Io però notai che nella strada che percorrevamo sotto la pioggia per rientrare ai nostri alloggi, &#8220;studios&#8221; di ultima generazione, una pozzanghera profonda interrompeva il marciapiede, e per 3 o 4 passi si doveva  deviare bruscamente sulla strada, dove era in arrivo  un serie di  autobus rossi, e si correva un piccolo rischio.<br />
Contemporaneamente, a ridosso del nostro quartiere studentesco, la città era tutta un cantiere, non solo per le Olimpiadi.  Edifici, &#8220;enclaves&#8221; di appartamenti extralusso, firmati dai grandi studi, destinati a principi della finanza/riciclaggio di varie nazionalità. Ho visto, sempre firmato da archistar, anche qualche spettacolare e un filo  pacchiano  centro commerciale mezzo  vuoto, insomma il famoso &#8220;mercato&#8221; dell&#8217;economia  finanziaria ci stava sulla testa, un sapore di cosa losca e un velo di tetraggine  diminuiva la bellezza delle nostre architetture trasparenti ed accoglienti.<br />
Ho avuto il sospetto  che  l&#8217;urbanistica &#8220;partecipata&#8221;della Grande Londra fosse un po’ un imbroglio.<br />
Poi ho appreso che il sindaco di Londra  assomiglia troppo ad un uomo di affari&#8230; Questi ricordi, risvegliati dalla primavera e dal recentissimo convegno sulla &#8221;architettura del desiderio&#8221; che si è svolto a Roma mi spingono a proporre a tutte voi  che amate l&#8217;architettura, in questo periodo dalle mille elezioni, di interrogare con forza e pignoleria i nostri candidati a sindaco, alla Casa Internazionale delle Donne, sui loro  progetti per la città di Roma, con domande e risposte  precise e non riferite alla linea dei partiti, ma a titolo personale. Queste risposte saranno scritte, firmate in una bacheca, resteranno lì per essere lette da tutte, resteranno nella storia della Casa, che è un fiore all&#8217;occhiello della modernità di questa città.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il cambiamento? Un&#8217;altra volta (ma salviamo la passione che lo chiede)</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 22:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoleiss</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo non è il paese del “nuovo che avanza”. Con l’elezione-bis di Giorgio Napolitano bisogna ammettere che l’Italia si aggrappa all’orlo dei pantaloni di un signore di 88 anni. Operazione non proprio d’avanguardia. Che volete? Noi preferiamo le soluzioni barocche. Naturalmente, in punta di Costituzione. Il cambiamento no, non ci aggrada. Benché, per un mese e mezzo Pier Luigi Bersani proprio il cambiamento avesse esaltato. Doveva acchiapparlo per la coda. Pareva a portata di mano con la proposta al Movimento 5 Stelle di un avvenire radioso nel futuro governo. Immagino che appunto per raggiungere lo scopo, il segretario Pd si sia sottoposto alle umiliazioni in streaming. Un individuo “normale” avrebbe risposto a padellate: il politico ha da portare la sua croce. Il momento non è buono (e non da oggi) per una sinistra che ha visto affondare quella cultura politica novecentesca legata al territorio, ai sindacati, alla militanza. Ora la militanza si pratica con le primarie oppure corre via web. Durante l’elezione del Presidente della Repubblica fioccano i messaggio twittati. Il “fuori” incalza: chiudete le segrete stanze dove avviene la trattativa o la mediazione. La piazza rumoreggia. Due iscritti (per la tv diventano migliaia) strappano la tessera. “La prossima volta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo non è il paese del “nuovo che avanza”. Con l’elezione-bis di Giorgio Napolitano bisogna ammettere che l’Italia si aggrappa all’orlo dei pantaloni di un signore di 88 anni. Operazione non proprio d’avanguardia. Che volete? Noi preferiamo le soluzioni barocche. Naturalmente, in punta di Costituzione. Il cambiamento no, non ci aggrada.</p>
<p>Benché, per un mese e mezzo Pier Luigi Bersani proprio il cambiamento avesse esaltato. Doveva acchiapparlo per la coda. Pareva a portata di mano con la proposta al Movimento 5 Stelle di un avvenire radioso nel futuro governo.</p>
<p>Immagino che appunto per raggiungere lo scopo, il segretario Pd si sia sottoposto alle umiliazioni in streaming. Un individuo “normale” avrebbe risposto a padellate: il politico ha da portare la sua croce.</p>
<p>Il momento non è buono (e non da oggi) per una sinistra che ha visto affondare quella cultura politica novecentesca legata al territorio, ai sindacati, alla militanza. Ora la militanza si pratica con le primarie oppure corre via web. Durante l’elezione del Presidente della Repubblica fioccano i messaggio twittati. Il “fuori” incalza: chiudete le segrete stanze dove avviene la trattativa o la mediazione. La piazza rumoreggia. Due iscritti (per la tv diventano migliaia) strappano la tessera. “La prossima volta le salsicce ve le cuocete da soli”. Il Movimento 5 Stelle promette “la marcia su Roma”. L’opinione pubblica (concetto quanto mai insicuro, scientificamente parlando) pende dalla tv. Prendere la parola, discutere, arrivare insieme, collettivamente, alla formazione delle decisioni: il grande caos in cui ci troviamo non lo prevede.</p>
<p>Questo caos degli elettori e pure degli eletti apre la strada alla buona politica? Macché. Gli elettori sono furibondi. Bersani ha trattato con il Male puro. Scegli pure nella mia “rosa”. Viene fotografato in paterno abbraccio con Alfano. Un sacrificio in nome dell’ “ampio consenso”. D’altronde, sta al Parlamento eleggere il Capo dello Stato. Non decidono direttamente i cittadini. Uno dei casi (numerosi) in cui la Costituzione mostra tutti i suoi anni. Andrebbe aggiornata ma insieme. Insieme a chi, all’avversario di sempre?</p>
<p>In pochi capiscono la distinzione tra un accordo con Berlusconi per l’elezione del Capo dello Stato e un governo “mai con Berlusconi”.</p>
<p>Quanto al Parlamento, gli eletti procedono in creativo disordine. No a Marini e no a Prodi. I giovani turchi molto pasdaran del segretario Pd; la sua ex portavoce, che non si era mai fatta notare per un minimo di autonomia mentale, voltano le spalle a Bersani. Viene riesumata la categoria del tradimento.</p>
<p>La “poltrona più alta” miete vittime. Su Franco Marini, “il lupo marsicano”, specie protetta che in Europa temo non sia molto conosciuta, il Pdl si mostra compattissimo. Quasi a guidarlo fosse un Comitato centrale del Pci <i>d’antan. </i>Il Pd, invece, rimanda alla Dc dei gruppi tribali. Vendola vota il candidato grillino, Rodotà. I socialisti Bonino. Il centrosinistra si sfascia.</p>
<p>L’operazione per eleggere il prossimo presidente della Repubblica suona a momenti ottusa, in altri schizoide.</p>
<p>Il guaio è la debolezza dei partiti, del ceto politico. Pd e Pdl non somigliano alla Dc e al Pci delle “larghe intese”. Peraltro, la vicenda si dipana sotto i colpi inferti da Grillo, terzo incomodo. Ma contemporaneamente, novità di questi tempi complicati. Il Movimento 5 Stelle ha radici nella lotta anticasta. Dalle “quirinarie” (non abbiamo avuto il bene di conoscere il numero dei votanti on line) escono dieci nomi. Grillo punta su Rodotà e distribuisce veti. Non bada alla condizione sociale né alla differenza dei sessi (che pure attraversa la società). Veramente, anche dal documento di Fabrizio Barca (le donne “segmento sociale”) la differenza viene espunta.</p>
<p>Tra crisi economica e scandali, la politica, che sempre meno ha cura della vita delle persone, si è rattrappita. Sulla politica si riverbera il vuoto di autorità dei partiti.</p>
<p>Tuttavia, non tutto è perduto se una crescente passione (non solo degli addetti ai lavori) ha accompagnato l’elezione del Capo dello Stato. In questa passione intravvedo una domanda di politica differente. Certo, ci si rivolge a un Presidente di ottantotto anni affinché succeda a se stesso. Nonostante i riti sacrificali della rottamazione, sono i vecchi uomini a dover assistere figli e nipoti che si rivelano adolescenti attardati. Per salvare la politica, l’autorità non si rintraccia nella “democrazia telematica” ma, curiosamente, bisogna rivolgersi alla vecchia generazione del Pci, a un signore nato nel 1925.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Napolitano bis, presidenzialismo al via</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 22:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoleiss</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 22 aprile 2013 alle ore 11.59 Giorgio Napolitano è stato l&#8217;undicesimo presidente della Repubblica, il primo proveniente dalla tradizione comunista, il terzo tra quelli riferibili alla sinistra, che furono, prima di lui, Saragat e Pertini. Il 19 aprile di quest&#8217;anno è stato rieletto al Colle grazie all&#8217;accordo tra Pd, Pdl e Scelta Civica ed è così diventato il dodicesimo presidente della Repubblica. Un bis storico senza precedenti, che solleva seri dubbi sui profili costituzionali dell&#8217;intera vicenda e conferma l&#8217;avvenuto logoramento degli assetti istituzionali: sia nella ratio di fondo dei  meccanismi di funzionamento dell&#8217;ordinamento democratico &#8211; che significa oggi il concetto di Repubblica parlamentare? &#8211; sia nell&#8217;applicazione concreta delle sue regole e procedure. Che cos&#8217;è un Parlamento che non può fare altro che sancire ciò che in altre sedi si decide, e si decide per accordi notturni tra le nomenclature, passando sopra alle ragioni di fondo che hanno portato più di metà dell&#8217;elettorato &#8211; più o meno i due terzi, sia pure &#8220;da&#8221; e &#8220;per&#8221; ottiche diverse, a votare contro l&#8217;eventualità di quelle decisioni? Un ufficio notarile più che un&#8217;assemblea rappresentativa, dobbiamo dire, o forse solo un teatro degli inganni, utile a nascondere sotto il tappeto del formalismo di regole [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 22 aprile 2013 alle ore 11.59</p>
<p>Giorgio Napolitano è stato l&#8217;undicesimo presidente della Repubblica, il primo proveniente dalla tradizione comunista, il terzo tra quelli riferibili alla sinistra, che furono, prima di lui, Saragat e Pertini.</p>
<p>Il 19 aprile di quest&#8217;anno è stato rieletto al Colle grazie all&#8217;accordo tra Pd, Pdl e Scelta Civica ed è così diventato il dodicesimo presidente della Repubblica. Un bis storico senza precedenti, che solleva seri dubbi sui profili costituzionali dell&#8217;intera vicenda e conferma l&#8217;avvenuto logoramento degli assetti istituzionali: sia nella ratio di fondo dei  meccanismi di funzionamento dell&#8217;ordinamento democratico &#8211; che significa oggi il concetto di Repubblica parlamentare? &#8211; sia nell&#8217;applicazione concreta delle sue regole e procedure. Che cos&#8217;è un Parlamento che non può fare altro che sancire ciò che in altre sedi si decide, e si decide per accordi notturni tra le nomenclature, passando sopra alle ragioni di fondo che hanno portato più di metà dell&#8217;elettorato &#8211; più o meno i due terzi, sia pure &#8220;da&#8221; e &#8220;per&#8221; ottiche diverse, a votare contro l&#8217;eventualità di quelle decisioni?</p>
<p>Un ufficio notarile più che un&#8217;assemblea rappresentativa, dobbiamo dire, o forse solo un teatro degli inganni, utile a nascondere sotto il tappeto del formalismo di regole e procedure la sostanza di pratiche ademocratiche, di riduzione ad accordi di nomenclature autoreferenziali la pur spesso necessaria dialettica istituzionale tra forze politiche. Che è tuttavia ormai tutt&#8217;altra cosa.</p>
<p>Nella notte degli inganni tra il 18 e il 19 aprile, la materia dell&#8217;incontro col presidente uscente non è stata eminentemente la richiesta di salvataggio da parte dei partiti: del Pdl che vince, davvero alla grande, la partita, dopo aver perso le elezioni, e del Pd che perde tutto, dopo averle quasi vinte, nonché del gran cerimoniere del trasversalismo politico, salvifico per definizione, SceltaCivica. La materia è stata tutta incentrata sulle condizioni dettate dal presidente uscente e in base a quali condizioni si è poi reso disponibile: il grande accordo tra tutti, che manda sotto scacco definitivamente il Pd come portatore  di qualche speranza di cambiamento, obbligandolo ad acconsentire a un governo dove la magna pars l&#8217;avranno i saggi di Napolitano con le loro cartelline di note arcinote, lasciate coscienziosamente sulla scrivania del presidente.</p>
<p>Non sarà per caso che Napolitano, nelle sue prime esternazioni pubbliche dopo la rielezione del 19 aprile, abbia fatto sapere alla stampa di non gradire laparola &#8220;inciucio&#8221;. Si tratta sicuramente di  parola sgradevole sia per suono sia per densità di demagogia antisistema che su di essa si è sedimentata nel tempo, al punto di indurre a considerare tutti gli accordi e le mediazioni in politica sempre come un immondo accordo per innominabili interessi. Ma la storia degli ultimi vent&#8217;anni è piena, ahinoi,  di vicende che confermano questa torsione negativa della prassi politica: il berlusconismo egemone e l&#8217;antiberlusconismo sterile di alternativa se ne sono egualmente nutriti. O hanno chiuso gli occhi.</p>
<p>Quella parola, che personalmente aborro e evito accuratamente di usare, è diventata nella percezione popolare quella che meglio dice la cosa: l&#8217;incontro sinergico tra un significante sgradevole al suono e un significato ripugnante ai sentimenti di chi ancora spera nella politica oppure della politica è disgustato. Inciucio, appunto. Rieducazione della grammatica politica e della sua semantica? Necessaria come l&#8217;acqua e il pane, a condizione di far sapere intanto al presidente che quella parola non è sottoponibile, per cadere in disuso, alla censoria <em>moral suasion</em> presidenziale e che ben altro ci vorrà perché ciò avvenga, se mai sarà possibile che il sentimento popolare non ne abbia più bisogno per esprimere la sua indignazionedi fronte a certe pratiche diganti.</p>
<p>Ma forse già da domani una schiera di giornalisti e conduttori servizievoli si metterà all&#8217;opera per mascherare con aulici giri di parole  la cosa a cui la parola allude e che con ogni probabilità sarà al centro della scena nei prossimi mesi. Da Monti  a Monti, da Berlusconi, che ce la fa sempre a sopravvivere, a Berlusconi, che genialmente sta fermo aspettando il bottino, dopo aver indossato un giorno gli abiti dello statista paziente e il giorno dopo quello dell&#8217;agitatore impaziente.</p>
<p>La rielezione di Napolitano è stata la conseguenza di una devastante crisi politica della sinistra, del Pd più precisamente, che è andata in scena con una crudezza tanto feroce quanto imprevedibile  per le forme estreme in cui si è manifestata.</p>
<p>La crisi dell&#8217;ordine maschile, la fragilità umana di uomini alla deriva, l&#8217;impotenza di un potere privo di qualsiasi  parola che faccia ordine e senza alcuna giustificazione che non sia quella narcisistica dell&#8217;impotenza del potere; e poi i tradimenti, le menzogne, i nascondimenti, tutto in quelle ore cruciali sotto la luce dei riflettori e tra facce sbalestrate dall&#8217;angoscia. Un reality della crisi politica incarnata in quelle facce ridotte a fantasmi, corpi in crisi alla ricerca di un ubi consistam che ancora una volta si è rivelato il corpo del Padre, come auspicava qualche settimana fa  da Repubblica Eugenio Scalfari, chiedendo a Napolitano di non abbandonare l&#8217;Italia, solo lui essendo in grado di salvarla</p>
<p>Le radici della crisi del Pd sono antiche, stanno nell&#8217;intreccio di contraddizioni non risolte che l’unificazione di due ceppi culturali così diversi ha alimentato nel tempo. Ma da Giorgio Napolitano la crisi del suo antico partito ha ricevuto non pochi incoraggiamenti, fino a sfociare nell&#8217;esito di questi giorni.</p>
<p>Finale di tragedia simbolicamente cruento, con ammazzamento di vari padri,in primis il segretario Bersani; finale rappresentato in ogni particolare nei compulsivi servizi fiume  dell&#8217;entertainment  quotidiano : quello di Enrico Mentana su la 7  da Oscar sia per la quantità di tempo che all&#8217;elezione presidenziale è stato dedicato sia per l&#8217;intreccio avventuroso che Mentana ha messo in scena, abilmente intrecciando la maratona per il Colle  con la caccia agli attentatori della maratona di Boston, anch&#8217;essa in diretta  dalle emittenti americane. Suspense alla grande. E&#8217; l&#8217;audience, bellezza!</p>
<p>Giorgio Napolitano fu eletto la prima volta  il 15 maggio del 2006,all&#8217;inizio della XV Legislatura, che era stata segnata, un mese prima, dalla vittoria del centrosinistra guidato da Prodi e si sarebbe conclusa, a metà mandato, con la fine del governo dell&#8217;Unione. Le  nuove elezioni furono poi vinte da Berlusconi.</p>
<p>Parlamentare alla Camera, feci parte della platea dei grandi elettori che alla quarta votazione, con i voti del solo centrosinistra, elessero Napolitano. Berlusconi non ne fu affatto entusiasta.</p>
<p>Questa volta i voti si sono mescolati: &#8220;scelta condivisa&#8221;,&#8221;responsabilità di fronte agli italiani&#8221;, Napolitano il&#8221;presidente di tutti&#8221; e altro di questo genere. Berlusconi è il più felice di tutti.</p>
<p>Nel 2006 Napolitano era per me soltanto l&#8217;esponente di una cultura di sinistra lontanissima dalla mia; una cultura autoritaria, moderata, dominata dall&#8217;autonomia del &#8220;politico&#8221;.</p>
<p>Oggi, dopo l&#8217;intenso percorso politico fatto attraverso la massima carica dello Stato, Napolitano si presenta come  il protagonista  più autorevole della cultura  presidenzialista che si è affermata in Italia. Nei fatti, nelle pratiche, nell&#8217;ossessione della governabilità, non ovviamente nelle argomentazioni di principio, essendo lui il garante di una  Costituzione che fa del Parlamento il cuore dell&#8217;ordinamento democratico. Infatti il cambiamento di quell&#8217;ordine è il cuore delle note istituzionali dei suoi saggi.</p>
<p>Anche qui la lontananza è per me massima. Doppia lontananza.</p>
<p>Il presidenzialismo più facilmente è entrato nel senso comune proprio a causa della politicizzazione che Napolitano hai impresso al suo ruolo di capo dello Stato e per le emblematiche scelte decisioniste  che ha compiuto, come tutta la vicenda Monti testimonia.  Il dibattito pubblico ha banalizzato da sempre l&#8217;opzione presidenzialista, scollegandola dal tema della democrazia, della rappresentanza, dell&#8217;equilibrio dei poteri &#8211; il primo dei problemi in caso di opzione presidenzialisa -  e presentandola pragmaticamente solo come una soluzione auspicabile per la &#8220;governabilità&#8221;, perché i partiti sono quello che sono,&#8221;la politica non ce la fa&#8221; e il presidente è, oggi, &#8220;l&#8217;unico all&#8217;altezza&#8221; .</p>
<p>Un pericoloso &#8220;fai da te&#8221; in materia di cultura politico-istituzionale che andrebbe, andrà contrastato, soprattutto in una fase come quella in cui viviamo, segnata dal declino della democrazia rappresentativa e delle istituzioni democratiche nel loro complesso, da nuovi miti a cui la crisi di sistema attribuisce valore salvifico e liberatorio in senso assoluto e in una dimensione totalizzante &#8211; la Rete innanzitutto &#8211;   con tutte le operazione di manipolazione che il &#8220;sistema rete&#8221; rende ovviamente possibili. Senza dimenticare la semplificazione estrema a cui è ridotto lo scenario del confltto nella società: lo scontro tra il vecchio e il nuovo, dove precipitano i disagi e le rabbie più diverse. Il che rende davvero esplosive le forti spinte antisistema che caratterizzano oggi la vicenda italiana. E non solo italiana, ma intanto di questo dovremmo preoccuparci subito.<br />
E siamo al punto di partenza,</p>
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		<title>Donne in Barca. Come &#8220;segmento sociale&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 13:36:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoleiss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Locale / Globale]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
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		<category><![CDATA[Fabrizio Barca]]></category>
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		<category><![CDATA[partito nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
		<category><![CDATA[segmenti sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Giancarlo Pajetta diceva che Enrico Berlinguer si era iscritto giovanissimo alla direzione del Pci. Non proprio giovanissimo, Fabrizio Barca ha applicato il metodo berlingueriano e si è iscritto direttamente quale membro del “gruppo dirigente” Pd. Nel suo documento, dice di volere un Pd che sia “palestra di mobilitazione cognitiva”. Dovrebbero beneficiarne in modo speciale quanti hanno incarichi pubblici ma si sentono (sul serio?) dei gattini ciechi. Senza riferimenti. Magari senza tetto né legge. Proseguendo nella lettura sono arrivata al punto in cui Barca nomina (finalmente) le donne in quanto “segmento sociale”: per la precisione è la trentasettesima delle 49 pagine, e questa volta le donne stanno in stretta compagnia degli operai e degli anziani&#8230; Ma non eravamo la metà del mondo? Nel dubbio ho smesso di leggere. Addendum: Non ho sentito proteste da parte delle mie sorelle di sesso. Sono portata a pensare che nessuna sia arrivata in fondo al testo di Barca (leggibile in Pdf). Segnala su Facebook]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giancarlo Pajetta diceva che Enrico Berlinguer si era iscritto giovanissimo alla direzione del Pci. Non proprio giovanissimo, Fabrizio Barca ha applicato il metodo berlingueriano e si è iscritto direttamente quale membro del “gruppo dirigente” Pd. Nel suo documento, dice di volere un Pd che sia “palestra di mobilitazione cognitiva”. Dovrebbero beneficiarne in modo speciale quanti hanno incarichi pubblici ma si sentono (sul serio?) dei gattini ciechi. Senza riferimenti. Magari senza tetto né legge.</p>
<p>Proseguendo nella lettura sono arrivata al punto in cui Barca nomina (finalmente) le donne in quanto “segmento sociale”: per la precisione è la trentasettesima delle 49 pagine, e questa volta le donne stanno in stretta compagnia degli operai e degli anziani&#8230;</p>
<p>Ma non eravamo la metà del mondo? Nel dubbio ho smesso di leggere.</p>
<p>Addendum: Non ho sentito proteste da parte delle mie sorelle di sesso. Sono portata a pensare che nessuna sia arrivata in fondo al testo di Barca (<a href="http://www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2013/04/Memoria_politica.pdf" target="_blank">leggibile in Pdf</a>).</p>
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		<title>Il 20 incontro a Roma. &#8220;Domande sul presente&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 14:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>albertoleiss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Locale / Globale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi della politica]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo del mercoledì]]></category>
		<category><![CDATA[Paestum2012]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>

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		<description><![CDATA[Le femministe del &#8220;Gruppo del mercoledì&#8221; hanno invitato donne e uomini a un incontro dal titolo &#8220;Domande sul presente&#8221;: l&#8217;appuntamento è per sabato 20 aprile, dalle 10,30, alla Casa Internazionale delle donne di Roma, in via della Lungara 19, nella sala Carla Lonzi. Il &#8220;Gruppo del mercoledì&#8221; ha elaborato un breve testo per sollecitare partecipazione e confronto: La politica è scena di un veloce avvicendamento di personaggi e soggetti collettivi . Molte storie si chiudono, nuove se ne aprono . Sull&#8217;onda della crisi, il rinnovamento , forse troppo a lungo rimandato, si sta imponendo con aggressività al perdurare, se pure declinante , di vecchie liturgie. Come interpretare ciò che accade ? Qual è il segno di questa “nuova” politica ? E&#8217; un cambiamento profondo o soltanto la punta dell&#8217;iceberg della disperazione e del disagio sociale ? Il Gruppo del mercoledì, pur consapevole di avere contribuito, con il suo lavoro su “Il coraggio di finire” e la “Cura del vivere”, a mettere in circolazione pensieri e parole utili a una trasformazione della politica, ritiene che sia molto difficile cogliere il senso dei movimenti profondi che stanno velocemente emergendo. Proprio per questo riteniamo necessario un incontro per discutere, per approfondire quello che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le femministe del &#8220;Gruppo del mercoledì&#8221; hanno invitato donne e uomini a un incontro dal titolo &#8220;Domande sul presente&#8221;: l&#8217;appuntamento è per sabato 20 aprile, dalle 10,30, alla Casa Internazionale delle donne di Roma, in via della Lungara 19, nella sala Carla Lonzi.</p>
<p>Il &#8220;Gruppo del mercoledì&#8221; ha elaborato un breve testo per sollecitare partecipazione e confronto:</p>
<p><b>La politica è scena di un veloce avvicendamento di personaggi e soggetti collettivi . Molte storie si chiudono, nuove se ne aprono .</b></p>
<p><b>Sull&#8217;onda della crisi, il rinnovamento , forse troppo a lungo rimandato, si sta imponendo con aggressività al perdurare, se pure declinante , di vecchie liturgie. Come interpretare ciò che accade ? Qual è il segno di questa “nuova” politica ? E&#8217; un cambiamento profondo o soltanto la punta dell&#8217;iceberg della disperazione e del disagio sociale ?</b></p>
<p><b>Il Gruppo del mercoledì, pur consapevole di avere contribuito, con il suo lavoro su “Il coraggio di finire” e la “Cura del vivere”, a mettere in circolazione pensieri e parole utili a una trasformazione della politica, ritiene che sia molto difficile cogliere il senso dei movimenti profondi che stanno velocemente emergendo. </b></p>
<p><b>Proprio per questo riteniamo necessario un incontro per discutere, per approfondire quello che succede. Vogliamo mettere in comune preoccupazioni, dubbi, speranze, ma anche verificare quanto del “Primum Vivere” femminista che abbiamo nominato a Paestum nell&#8217;ottobre dello scorso anno si è trasferito o si sta trasferendo nella confusa scena del presente .</b></p>
<p><b><i>L’invito è rivolto a donne e uomini, a chi ha interesse a pensare insieme sul presente</i></b></p>
<p><b>Gruppo del mercoledì </b></p>
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		<title>Francesca per noi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 14:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>biasarasini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anima / Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Molfino]]></category>

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		<description><![CDATA[In ricordo di Francesca Molfino. Di fronte a Francesca non potevi rimanere indifferente. La sua naturale curiosità e apertura verso le altre donne ti attraevano e sentivi il bisogno di confrontarti, confronto che lei sollecitava mettendo in questione pratiche e presupposti del pensiero femminista per verificarli nel ‘qui e ora’ delle donne. Noi l’abbiamo incontrata a più riprese a Bologna in corsi di formazione per operatrici dei Centri Antiviolenza e abbiamo ceduto al suo fascino. Francesca si presentava, da femminista,  nella sua unicità di donna (ma noi vedevamo anche le sue grandi competenze di psicoanalista, di scrittrice, di intellettuale) e, guidata dall’intelligenza del cuore, chiamava ciascuna a guardarsi e a spendersi a partire da sé per la conquista di un proprio posto nel mondo. Nutriva grande fiducia nella capacità delle donne di autodeterminarsi e grande avversione per l’ovvio, lo scontato, il già definito che sviliscono il pensiero e intralciano la ricerca di senso. Abbiamo desiderato  che facesse la supervisione al nostro lavoro di operatrici e volontarie del Centro Antiviolenza e lei ha accettato, non scoraggiata dalla distanza tra Roma e Reggio Emilia. Così, da poco più di un anno, una volta al mese, era consuetudine incontrarci alla Casa delle Donne. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i>In ricordo di Francesca Molfino.</i></p>
<p>Di fronte a Francesca non potevi rimanere indifferente. La sua naturale curiosità e apertura verso le altre donne ti attraevano e sentivi il bisogno di confrontarti, confronto che lei sollecitava mettendo in questione pratiche e presupposti del pensiero femminista per verificarli nel ‘qui e ora’ delle donne. Noi l’abbiamo incontrata a più riprese a Bologna in corsi di formazione per operatrici dei Centri Antiviolenza e abbiamo ceduto al suo fascino.<br />
Francesca si presentava, da femminista,  nella sua unicità di donna (ma noi vedevamo anche le sue grandi competenze di psicoanalista, di scrittrice, di intellettuale) e, guidata dall’intelligenza del cuore, chiamava ciascuna a guardarsi e a spendersi a partire da sé per la conquista di un proprio posto nel mondo.<br />
Nutriva grande fiducia nella capacità delle donne di autodeterminarsi e grande avversione per l’ovvio, lo scontato, il già definito che sviliscono il pensiero e intralciano la ricerca di senso. Abbiamo desiderato  che facesse la supervisione al nostro lavoro di operatrici e volontarie del Centro Antiviolenza e lei ha accettato, non scoraggiata dalla distanza tra Roma e Reggio Emilia.<br />
Così, da poco più di un anno, una volta al mese, era consuetudine incontrarci alla Casa delle Donne. Francesca aveva stabilito con noi un dialogo franco, aperto, che diventava di stimolo a riflessioni non solo sulle dinamiche della violenza di genere, ma allargato a considerare la soggettività femminile a tutto tondo. Di lei abbiamo apprezzato il coraggio di una prospettiva femminista non omologata, la fermezza del suo posizionamento per il vantaggio delle donne e la sua capacità di ascolto e l’esercizio di decentramento per cogliere il punto di vista delle altre.<br />
Venerdì 12 sarà il suo primo appuntamento mancato, ma noi che conserviamo negli occhi il suo sorriso ci ritroveremo come donne ancora a parlare di lei e a misurarci con l’eredità che ci ha lasciato.</p>
<p>Reggio Emilia  10 aprile 2013</p>
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