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Microcritiche / Perdersi e trovarsi a Parigi

25 maggio 2018
di Ghisi Grütter

PARIGI A PIEDI NUDI – Film di Fiona Gordon e Dominique Abel. Con Fiona Gordon e Dominique Abel, Emanuelle Riva, Pierre Richard, Francia-Belgio del 2016 –

Lost in Paris”, il migliore titolo originale, è un film carino, forse anche un po’ troppo. È una fiaba garbata in cui i “diversi” si incontrano tra di loro, si riconoscono, si amano e, alla fine, sono felici. Il degno scenario è fornito dai mitici lungosenna parigini, celebrati da tutta una serie di film americani ed europei.
Fiona è una donna canadese single con i capelli rossi, non più giovanissima, che lavora nella biblioteca di una scuola, in un piccolissimo villaggio nel freddo e ventoso nord del Canada. Quando era piccola, sua zia Martha, che faceva la ballerina e all’epoca era quarantenne, decise di lasciare il Canada per andare a vivere a Parigi. A un certo punto, dopo quarantotto anni, Fiona riceve una sua lettera che le chiede aiuto perché vogliono portare via l’ottantenne zia dalla propria casa, e metterla in un ospizio, considerata non sufficientemente responsabile e autonoma.
Fiona decide di partire immediatamente e, zaino e tenda in spalla, si avventura in una città che non conosce e di cui non parla la lingua. Venendo da temperature gelide il suo sbarco nella “capitale dell’amore” sarà pieno di sole, di incontri (la guardia canadese), di piccole disavventure (la caduta in acqua), di gag e goffaggini alla maniera di Jacques Tati o di Buster Keaton, dei mimi o dei clown circensi. Scoprirà che la zia Martha è scomparsa e si troverà ad attraversare una serie di contrattempi, di abbagli, di casualità, di equivoci, di felicità e tragedie che le faranno incontrare Dom un clochard burlone con il quale finirà a ballare un bellissimo tango sul barcone-ristorante, e a condividere percorsi vari in cerca della zia.
In “Parigi a piedi nudi”, quinto lungometraggio della coppia belgo-canadese di attori Gordon & Abel, troviamo varie citazione filmiche tra cui, mi sembra palese, quella sulla Tour Eiffel di “Paris qui dort” del 1923 di René Clair, con cui ha in comune l’atmosfera di sognante flânerie. La macchina da presa percorre luoghi urbani tutti piuttosto noti ma visti con un’angolazione particolare: il Quartiere Latino, il Cimitero del Pére-Lachaise – il grande cimitero alberato con le tombe di personaggi famosi da Oscar Wilde a Claude Chabrol, da Marcel Proust a Edith Piaf – l’Île aux Cygnes con la replica della Statua della Libertà, l’isola artificiale vicinissima alla Tour Eiffel sotto il Ponte de Grenelle. “Sono a New York” dice la zia Martha alla nipote Fiona per telefono.
Gordon & Abel affrontano con delicatezza tematiche serie come la povertà, la vecchiaia, la morte, la cremazione, mettendo in ridicolo alcune delle ritualità connesse, come ad esempio l’orazione funebre di Dom che, in crescendo, inizia a elencare tutti i difetti della defunta.
La zia Martha è interpretata da Emanuelle Riva, alla sua ultima apparizione, già ammalata all’epoca, che ciononostante è foriera di allegria e tanta voglia di vivere.

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