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Feminism / Piccole storie, grande introspezione

15 Marzo 2018
di Ghisi Grütter

Da giovedì 8 marzo fino a domenica 11, si è svolto il Festival dell’editoria delle donne presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma. Pubblichiamo la cronaca di uno degli eventi seguito da Ghisi Grütter, e il comunicato che ha riassunto contenuti e successo dell’iniziativa.

LA CURVA DI FRANCESCA

di Ghisi Grütter

Varie sono state le iniziative legate al Festival dell’editoria femminile: molte presentazioni di libri, colloqui tematici e incontri. All’interno della fiera la mattina del venerdì, la casa editrice MAGI ha organizzato un incontro con alcune sue autrici della collana PAROLE DI ALTRO GENERE: Etain Addey, Francesca Martini, Geni Valle ed Elena Liotta, anche curatrice della collana. Il titolo dell’incontro è ripreso da una frase di M.Y. Blanco: «Io nasco per inventare sentieri e arare solchi nuovi giocando alla felicità sconosciuta scommettendo tutto: io nasco donna e basta».
Tra le modalità dello scrivere femminile – e la scrittura non può non rispecchiarne la vita – c’è quella di soffermarsi sulle storie che parlano di piccole cose e che presentano una grande introspezione. Non vi si trova mai l’io narcisista, anche quando sono autobiografie.
Così scrive Elena Liotta nella presentazione della collana: «La donna che immagino è liberata da padre e da madre, senza tetto per così dire, orfana e straniera, libera di vivere sul proprio desiderio e sulla propria responsabilità. La crescita è di per sé una perdita costante, prima della madre biologica, poi di quella che educa. La libertà deve venire dal suo ritrarsi spontaneo e dalla dolce rinuncia della figlia alla dipendenza da lei. Lo dico a mia madre perché pensi alla sua e a mia figlia perché si dimentichi di me. Non c’è risentimento, né odio né conflitto, né riparazione né gratitudine. Basta lasciar andare, mollare la presa, respirare con i propri polmoni. C’è spazio per entrambe. C’è spazio per tutte le donne, ognuna con il suo sapere, la sua esperienza, i suoi doni. Così si ridistribuiscono le responsabilità e nasce l’autorevolezza, uscendo da un mondo di grandi e di piccoli, semplicemente vivendo ciascuna la propria vita».
Avevo già comprato e letto “La curva. Retrospettive dell’anima” di Francesca Martini, uscito un anno fa, e mi aveva molto incuriosito. Non sono un’esperta di scrittura né tantomeno di letteratura, ma a mio avviso il libro è la storia di una crescita che, come scrive Zerocalcare in “Dimentica il mio nome”, significa anche scorgere angolazioni non viste nella prospettiva iniziale. “La curva” è scritto in terza persona, che penso possa aver aiutato l’autrice a uscire maggiormente da se stessa, e sembra anche essere un racconto per immagini.
Con il montaggio e con la sequenza, il libro sembra costruito come una sceneggiatura: piccoli quadri, frammenti di vita, ricordi, associazioni. I suoi brevi racconti sono appunti, brani di vita, alcuni divertenti, altri più seri, notazioni, citazioni di cose lette anni prima ma rimaste in mente, diari di viaggi, sensazioni.
Francesca Martini, arrivata ai fatidici “anta”, si è presa una pausa, dal lavoro, dagli impegni, dalla vita…e come dice lei: «per respirare, pensare, prendere distanze, guadagnare visuali nuove, riprendersi il proprio tempo». In tal modo si è messa a osservare la sua vita riscontrando che tra tutte le varie cose episodiche che ha fatto e che ha vissuto, negli affetti, nei viaggi reali (e che bei viaggi che ha fatto!) e in quelli virtuali della mente, c’è un fil rouge che prima non vedeva.
Mi ha emozionato molto il capitolo Radici in cui l’autrice ricorda il nonno che, a Venezia, la portava a giocare con la sabbia del Lido. Va prima al ghetto poi al cimitero del Lido per cercare le tracce della sua storia familiare: trova il bisnonno materno, un oculista veneziano ebreo che muore prima dell’”abisso” nel 1939. Ma c’è anche una parte di famiglia che non si può cercare e di cui si conoscono solo le date: 2 febbraio 1944 la data dell’arresto e il 26 febbraio quella dell’uccisione ad Auchwitz.
Un altro capitolo che mi è piaciuto è Diversità/Identità che descrive il rapporto dell’autrice con la madre, demandandolo alle tasche delle giacche, che per Francesca sono funzionalmente fondamentali (per riscaldare le mani, per metterci le penne, i taccuini, le chiavi i fazzoletti…) mentre per la madre sono un fatto estetico: o non ci sono o sono finte. E come affermava lo storico dell’arte Aby M. Warburg: “il Diavolo è nel dettaglio”! Questo elemento credo sia importante per comprendere la scrittura di Francesca. Infatti, la conoscenza attraverso il frammento – piccola parte o quantità trascurabile – oppure attraverso il particolare – elemento minuto che fa parte di un tutto – porta inevitabilmente a considerare il dettaglio quale importante elemento di agnizione. Inoltre (e l’autrice è un’esperta di storia dell’arte), uno dei metodi più diffusi in pittura per l’attribuzione di un quadro a un autore, è quello di analizzare attentamente il dettaglio trascurato. Si guardano dunque le fattezze di un’unghia della mano meno in evidenza, oppure i fili di erba in un panorama di sfondo, oppure le pieghe di una tunica indossata da un personaggio secondario non in primo piano. Questo perché nel disegno del dettaglio pittorico spariscono la dimensione epica e la composizione geometrica e di conseguenza si affievoliscono la tensione aulica e l’impianto razionale.
Inoltre, nella pratica psicoanalitica l’importanza del cosiddetto atto mancato, del lapsus, del non-detto, sono essenziali per l’interpretazione dell’inconscio. Nella narrazione del sogno il contenuto manifesto può essere decodificato attraverso la lettura delle simbologie palesi, mentre è solo attraverso il dettaglio che sfugge all’analizzando – frammento trascurabile – che si può arrivare al contenuto inconscio.
E così Francesca nel suo girovagare tra Roma, Venezia e Cortina, osservando il Pomagagnon, ricuce brandelli del suo passato, riaffiorano memorie, sensazioni del vissuto, odori e colori familiari. Così scrive: «È importante che ci sia ogni anno il giorno più bello. Può cambiare la data, può essere un lunedì o un sabato, questo è insignificante, ma quel che importa è che l’emozione non cambi, che si sappia ripetere come un miracolo una visione a lungo agognata. Il giorno più bello dell’anno coincide con una curva. Prima di arrivarci ci sono molti chilometri da percorrere, molti riti da espletare, molto sudore da effondere, molto tempo da aspettare. Devono arrivare le vacanze estive, la città si deve infuocare, la testa deve cominciare a confondersi per la grande stanchezza, lo spazio si deve restringere quasi a soffocarti, tutti i pori devono richiedere aria pura, l’udito deve anelare al silenzio. Bisogna salutare tutti e sopportare il senso d’abbandono che danno i commiati; chiudere la casa e ricordare quella serie di accorgimenti ansiogeni che ce la fanno immaginare allagata, bruciata, svaligiata; riempire una valigia senza renderla un surrogato della vita quotidiana e sapendo che una volta partiti non servirà più quasi niente perché tutto sarà lieve e liscio e ci detergerà dal peso di un anno di incombenze».
Chi non si identifica in questo brano? È la sua storia personale, soggettiva, ma è anche universale e trasmette una serie di percezioni che in generale non si dicono, non si raccontano, ma che molte di noi provano.

Francesca Martini, nata a Udine, vive a Roma fin da bambina. Qui si è laureata in Storia dell’Arte ed ha insegnato – fino a ieri – “Lettere”. Ha già pubblicato “Lettere di una professoressa” nel 2003 (Antalia), “Le anime semplici” nel 2007 e “Alfabeto del senso e controsenso” nel 2011 (edizioni Magi).

PIU’ DI 8000 PRESENZE A FEMINISM, FIERA DELL’EDITORIA DELLE DONNE

Dopo quattro giorni intensi e festosi, come avevamo promesso, si è chiusa FEMINISM, la I Fiera dell’editoria delle Donne, con un successo di pubblico sorprendente e una risonanza mediatica inattesa.
Più di 8.000 presenze, perché le donne e le bambine leggono e comprano libri più tutti, a un evento editoriale e culturale pensato con grande attenzione alla dimensione politica e sociale. In questi giorni abbiamo raccolto migliaia firme a sostegno della Casa Internazionale della Donne e la rivista DWF, ha offerto il ricavato delle vendite alla causa di mantenere in vita questo meraviglioso spazio comune e di scambio.
Al patrocinio della Regione Lazio e del I Municipio di Roma, si è aggiunto da ieri il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un segnale forte che ci incoraggia ad affermare, anche a grande richiesta di editori e pubblico, che organizzeremo una seconda edizione della fiera, certe che diventerà nel tempo un appuntamento annuale.
Tutti gli eventi hanno visto una grande partecipazione: dai Focus sulla filiera del libro d’autrice, che hanno riscosso molta attenzione, alle presentazioni con sale strapiene per Lidia Ravera, Maria Rosa Cutrufelli o per il libro di Angela Davis, per Lea Melandri e la nuova edizione de L’infamia originaria e la raccolta di #quella volta che Storie di molestie con testimonianze e letture di Asia Argento.
Le vendite sono state molto buone in particolare per ManifestoLibri, Sinnos con il suo delizioso Nina e i diritti delle donne, IacobelliEditore con Ritratti di donne da vecchie.
Una calorosa accoglienza anche alla riapertura della casa editrice Il dito e la Luna e al suo progetto e concorso “Solanas mon amour”, parimenti grande interesse attorno alla collana “Sessismoerazzismo” di Ediesse, argomento di estrema attualità.
Abbiamo chiuso la fiera, coerentemente con l’ultimo numero di “Leggendaria” sullo stato dell’arte del femminismo, dalle battaglie ai successi, dai conflitti del ’68 al movimento #metoo.
Ringraziamo tutti i media e la stampa che ci hanno sostenuto e aiutato ad arrivare fin qui, affaticate ma felicemente protagoniste.

LE ORGANIZZATRICI

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