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Microcritiche / Dalla Russia senza amore

9 dicembre 2017
di Ghisi Grütter

LOVELESS – Film di Andrey Zvyagintsev. Con Maryana Spivak, Aleksey Rozin, Matvey Novikov, Marina Vasilyeva, Andris Keiss, Russia 2017 –

La borghesia dei paesi nordici al cinema è spesso rappresentata in un modo spietato. Così in molti film di Susanne Bier (ad esempio in Dopo il matrimonio del 2006) in tanti di Bergman (basti ricordare Scene da un matrimonio del 1973) e in quelli Thomas Vinterberg (soprattutto in Festen – Festa in famiglia del 1998). Loveless di Andrey Zvyagintsev si svolge a Mosca nel 2012. Zhenya e Boris sono una coppia sull’orlo del divorzio e hanno un unico figlio dodicenne Alyosha, la cui nascita è stata il motivo principale del loro matrimonio.
La loro è stata una vita coniugale senza amore, così come ce ne sono stati tanti nelle generazioni precedenti, ma come, purtroppo, continuano a esserci a tutt’oggi. All’epoca Zhenya voleva scappare via dalla madre arcigna che non sopportava, mentre Boris aveva bisogno di “metter su” famiglia. Entrambi hanno già i nuovi partner con cui sperano di ricostruirsi una vita e una sera, durante un’ennesima discussione animata, i due litigano su chi debba prendersi il figlio perché in verità nessuno dei due lo vuole. Zhenya, in caso Boris non lo volesse con sé, prospetta la soluzione dell’Istituto; lei ha progetti sul suo futuro che escludono il figlio quindi non ci pensa affatto a tenere Alyosha e dichiara che del resto è meglio che si abitui fin da subito alla disciplina dell’orfanotrofio, perché poi dovrà fare il servizio militare. Purtroppo Alyosha ha sentito tutto e piange disperatamente tutta la notte pur senza emettere alcun suono.
Il giorno dopo scompare e per due giorni la madre neanche se ne accorge perché, essendo tornata a casa la sera molto tardi, non ha nemmeno controllato se il figlio stesse dormendo nella sua stanza. Quindi, tutto il film mostra la ricerca del ragazzo (che è anche un viaggio dentro una Russia ostile e inospitale): la polizia inerme e burocratica non fa quasi nulla, anzi li consiglia di rivolgersi ai volontari. Questi, molto ben organizzati, impostano un’accurata ricerca porta a porta, alla scuola interrogano il suo amichetto, frugano nel suo computer e nei social-network in cerca di un indizio. Appendono manifestini con foto segnaletica dappertutto: al centro commerciale, nelle stazioni, sui pali alle fermate degli autobus, nelle metropolitane. Mentre Boris cerca con loro, Zhenya prende contatto con tutti gli ospedali e va a controllare i bambini trovati in cattive condizioni oppure morti. Zhenya e Boris, consigliati dal coordinatore dei volontari, andranno insieme perfino dalla madre di lei, che vive fuori Mosca a due ore di auto, con la speranza che il figlio si sia rifugiato lì, ma senza esito.
Loveless fornisce un’occasione per guardare gli interni delle odierne case moscovite: quella della famiglia piccolo-medio borghese – lui è impiegato in un’azienda il cui capo è un cristiano ortodosso ultra conservatore, lei fa la contabile in un Salone di bellezza – che abita in un appartamento di un casermone, costruito forse con una prefabbricazione pesante, e quella di Anton, il ricco amante di Zhenya che ha sicuramente interpellato un architetto neo-razionalista per l’arredamento. Ciò che mi ha colpito è che, nonostante il clima rigido e la neve fuori, in tutte queste case c’è un riscaldamento efficientissimo che permette i vari protagonisti – i due con i rispettivi amanti – a girare spesso nudi e sempre scalzi per tutte le case.
In questo film non è solo la mancanza di amore – come recita il titolo – a far paura, ma è specialmente la rassegna degli egoismi di ciascuno dei personaggi. Oltretutto Andrey Zvyagintsev, il regista, credo sia un po’ misogino perché le donne del film sono tutte descritte come persone tremende, magari solo futili quando non anaffettive. La maternità è raffigurata come una disgrazia (anche la peternità per i padri, però) e le mamme delle donne dure ed estremamente rompiscatole, specialmente nei confronti delle figlie femmine, anche la madre di Masha, la nuova fidanzata di Boris, che non approva la sua scelta di avere un figlio con un uomo sposato.
Durezza, indifferenza, astio e anaffettività sono tutti elementi messi in scena, sbattuti in faccia allo spettatore in modo estremamente palese. Per fortuna ci sono i volontari che mitigano questa visione negativa della odierna società russa. Dal film si evince che il post-comunismo ha lasciato spazio a un individualismo esasperato e al consumismo, che peraltro non è neanche sottolineato eccessivamente. I ragazzi vanno a bighellonare ai centri commerciali come in tanti altri paesi occidentali.
Così afferma Andrey Zvyagintsev in un’intervista: «…l’insensibilità verso l’altro preclude la strada verso se stessi, le nostre società oggi si trovano tra queste sponde: sfiducia, indisponibilità, cattiveria e mancanza di comprensione».
Il film Loveless ha vinto, a mio avviso meritatamente, il premio della giuria di Cannes 2017 e, nonostante le accuse di “scarso senso nazionale” rappresenterà la Russia agli Oscar 2018.

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