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Microcritiche / L’Algeria è un paese per donne?

17 settembre 2017
di Ghisi Grütter

THE BLESSED – LES BIENHEUREUX – Film di Sofia Djama. Con Sami Bouajila, Nadia Kaci, Amine Lansari, Lyna Khoudri, Adam Bessa, Faouzi Bensaidi del 2017-

Siamo ad Algeri nel 2008, pochi anni dopo la Guerra Civile (1991-2002). Amal e Samir costituiscono una coppia borghese e benestante che vorrebbe festeggiare il 20mo anniversario di matrimonio con una cena al ristorante. Purtroppo troveranno varie difficoltà oggettive per potersi gustare una cena in pace – in un ristorante non servono alcolici in terrazzo, in un altro locale non posso entrare le donne ecc. – e, a loro volta, discuteranno animatamente perché hanno visioni diametralmente opposte sia sulla situazione politico-sociale attuale del loro paese, sia sul loro rimanere a vivere in Algeria.
Amal (forse di origine francese) vorrebbe andar via, è infelice e si sente limitata in una terra dove le donne non sono libere. Vorrebbe inoltre che anche Fahim, il loro figlio, andasse in Francia per studiare all’Università. Nel frattempo Fahim, con l’amico Feriel, si “sballa” fumando marjuana, lo accompagna a farsi tatuare sulla schiena versetti coranici e ascoltano musica jihadista a tutto volume. Belle sono le scene dei ragazzi inconcludenti che si trascinano da un posto all’altro, come fanno un po’ tutti gli adolescenti in vari posti del mondo. Gli ambienti che attraversano presentano tipologie alquanto variegate di algerini che coprono una vasta gamma, che va dal fanatismo religioso al conservatorismo laico. Con loro c’è anche una ragazza Reda che, avendo perso la madre durante il conflitto bellico, cerca di emanciparsi soprattutto per dimenticare le sevizie subìte durante la guerra. Così anche gli adulti, gli amici di Amal e Samir da cui vanno prima della cena, hanno idee piuttosto discordanti e le due donne, tornate dall’Europa, hanno una visione più ampia del mondo e vogliono ripartire al più presto.
La figura di Samir è ben tratteggiata: a suo tempo è stato un partigiano ma ora non si vuole staccare da ciò che ha ottenuto e, essendo medico ginecologo, vuole aprire una clinica tutta sua. Qui si contrappongono due interpretazioni: lui pensa di praticare aborti clandestini per aiutare le donne (l’interruzione di gravidanza è vietata in Algeria), secondo la moglie Amal, lo fa per arricchirsi. Attaccato affettivamente alla sua Algeri, ma amando ancora profondamente la moglie dopo vent’anni, Samir è combattuto sul da farsi e sul futuro di Fahim. Lui crede ancora che sia importante costruire un futuro che non disperda l’eredità dei diritti conquistati negli ultimi decenni.
Il tocco femminile nella regia si sente. Si riscontra una particolare sensibilità in come sono tratteggiate le figure, in come vengono messe in evidenza le difficoltà di una vita “normale” di ogni donna giovane o anziana in Algeria, nelle immagini urbane. La regista percorre la città tra case, ritrovi, strade, vicoli e ristoranti sottolineati da due panoramiche in campo lunghissimo all’inizio e alla fine del film e presenta la grande città mediterranea con sguardo critico e scettico nei confronti della possibilità di evolversi dei suoi abitanti. Sofia Djama è algerina di Oran trasferitasi nella capitale per laurearsi. Diventa prima scrittrice di storie sempre ambientate ad Algeri – anche la sceneggiatura originale di The Blessed – Les Bienheureux è sua – poi comincia a girare alcuni cortometraggi tratti dai suoi racconti ottenendo due premi al Clermont-Ferrand International Short Film Festival del 2011. The Blessed – Les Bienheureux è il suo primo lungometraggio, ciononostante Djama ha ben diretto gli attori, a loro volta, molto bravi.

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